Una tavola rotonda per curare meglio i bambini malati di Cancro

Raccogliamo la riflessione - appello di Luisella Magnani, che dal 2011 è membro dell’International Infant Sign Researchers della Michigan State University: un Gruppo di Ricercatori di tutto il mondo che studia i segni nei bambini che ancora non parlano

Avarie

Raccogliamo la riflessione – appello di Luisella Magnani, che dal 2011 è membro dell’International Infant Sign Researchers, IISR, della Michigan State University: un Gruppo di Ricercatori di tutto il mondo studia i segni nei Preverbal Children. Grazie alla PsicoLinguisticaOncologica, ora, si studiano i Segni nei Bambini che provano Dolore e Sofferenza: per poter piu facilmente scoprire e diagnosticare i segni del dolore di chi non può ancora raccontarlo, come i neonati. Questo tema diventerà presto oggetto di una tavola rotonda all’ospedale del Ponte.

Accogliamo l’appello universale d’urgenza al quale l’International Childhood Cancer Day chiama il Mondo.

Chiama il Mondo ad una riflessione e sensibilizzazione, ad un pensiero nuovo, una parola nuova, un’azione nuova in favore del Bambino che soffre, Do more – Care more, il fare di più, il curare di più. Quel more ‘più’ che ha origine dall’Inglese master, dal Latino magis e ancora dal Latino magnus, è un richiamo urgente a creare spazi e tempi delicati e dedicati ai Piccoli, e tradurre pienamente il più nel millesimo del secondo, al fine di cogliere il tutto e il tanto del Bambino.

Ogni secondo edifica il tempo e lo spazio del suo esistere. E, questo tempo deve contenere la totalità del fare e del curare. Siamo atmosfera per i Bambini, ogni nostra parola, gesto, movimento, sentimento tradotto in un momento, crea atmosfera. Il loro tempo è il nostro, così come il nostro tempo è il loro, allo stesso modo è lo spazio. L’individualità di Ogni Persona che Cura un Bambino, la sua personalità, scientificità, professionalità, profondità, capacità, responsabilità deve essere data al Piccolo Paziente con la maxima reverentia (Giovenale, Satire XIV, 47) e con la massima compassione (the Schwartz Center for compassionate HealthCare, 2017), perchè ‘We know that every two minutes a child is diagnosed with cancer worldwide, between the ages of 0 to 19 years’, International Agency for Research on Cancer, IARC, Ehospice, Luglio 2016, ‘Sappiamo che, nel mondo, ogni due minuti, ad un Bambino viene diagnosticata una patologia oncologica, da 0 a 19 anni’.Il dolore è sperimentato come una sofferenza emotiva e mentale, come una sensazione fisica angosciante. E’ sperimentato soggettivamente, e come tale è privato e totalmente personale. E’ interiore al Bambino. E’ dentro il Bambino’, (Leora Kuttner, 2010).

Quali sono le categorie, gli approcci per creare la totalità del fare e del curare, senza trascurare il più piccolo dettaglio? Tutto deve ruotare attorno al Bambino, in stretto dialogo con la cura farmacologica: la cura dell’ambiente, dell’atmosfera, della compassione, del comportamento, della comprensione, della comunicazione, dell’emozione, dell’esperienza, della nutrizione, della partecipazione, della percezione, della reverenza, della sensazione e della situazione. Nel millesimo del secondo. Quel fare di più, quel curare di più, deve iniziare, però, dal preconcepimento, dal concepimento, deve iniziare nella prenatalità, nella perinatalità e continuare lungo tutto il corso della vita di OgniUomo.

L’Epigenetica, la scienza che studia ciò che sta sopra e attorno alla Genetica – Epi- sopra, attorno e tra – ci insegna che il programma epigenetico inizia durante lo sviluppo del feto nell’utero materno. E’ la scienza che fornisce gli strumenti per tradurre l’informazione (genotipo = corredo genetico, l’insieme dei geni contenuti nel DNA e custoditi nel nucleo delle cellule) nella funzione (fenotipo = l’insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo). Se la sequenza del DNA custodisce tutti i dati necessari all’edificazione delle singole cellule o dell’organismo, l’Epigenetica, come il sistema operativo di un computer decodifica l’informazione e determina il quando, il come, il dove, il perché (Massimo Romani et al, 2015).

Ecco, dunque, l’accogliere e l’abitare quell’appello dell’ICCD, International Childhood Cancer Day, e iniziare studi per capire l’influenza dell’ambiente vitale della prenatalità e della perinatalità sull’Epigenetica delle patologie oncologiche pediatriche.

Entro l’urgenza dello spazio e del tempo del Do more – Care more c’è il respiro e la profondità della Ricerca continua, attenta, che si nutre e si disseta del tempo che scorre, del secondo, dell’istante che scorre, e si affaccia alla Scientificità, Umanità, Professionalità di TuttiColoro che credono in questi miei studi e hanno pienamente accolto l’invito a creare, prossimamente, una prima tavola rotonda di Esperti in questo campo di Ricerca, presso il Reparto di OncoEmatologiaPediatrica Giacomo Ascoli, dell’Ospedale del Ponte di Varese, Asst-Settelaghi, Università degli Studi dell’Insubria. Curare un Bambino è Amare un Bambino, perché entro la natura del Curare c’è il Curare-con-il-Cuore.

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 15 febbraio 2017
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