È tempo di andare oltre i monitor: Quarry Up cerca i veri innovatori digitali

Intervista a Stefano Caggiano. L’appuntamento per presentare le proprie idee è il 24 marzo: una giornata durante la quale inventori e startup potranno presentare i propri prodotti

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Serve, da parte di progettisti, inventori e designer, un nuovo modo di pensare che parta dal design per arrivare al digitale, non viceversa.

Siamo troppo distratti dai monitor, assuefatti a usare un’app per fare tutto. Dare per scontato che digitale significhi smartphone, smartwatch e applicazioni, ci fa perdere di vista le vere potenzialità delle nuove tecnologie.

Quarry Up cerca un continuo confronto con gli operatori dell’innovazione e ne ha parlato con Stefano Caggiano della School of Design dell’Istituto Marangoni di Milano.

Program leader per il dipartimento di industrial design dell’Istituto Marangoni, ma soprattutto critico del design e specialista dei linguaggi del design, Stefano Caggiano è un forte sostenitore dell’innovazione digitale, ma ritiene che per migliorare la qualità della vita sia ora di fare un passo avanti. È tempo di rendersi conto che il digitale, grazie alle nuove tecnologie, non è più fruibile solo attraverso uno schermo.

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Per questo l’incubatore aziendale Quarry Up cerca progetti o idee di prodotti industriali pensati per sfruttare le potenzialità che offre oggi la tecnologia digitale.

L’appuntamento speciale per presentare le proprie idee è il 24 marzo: una giornata dedicata all’innovazione, durante la quale inventori e startup potranno presentare i propri prodotti direttamente a un team di esperti. Ci si iscrive a questo link https://goo.gl/forms/jtxJ2OqEsX8odXOB3
Ma se non potrete essere presenti, resta aperta la possibilità di mandare il vostro progetto tramite Jump In (quarryup.com/jumpin) e fissare un appuntamento ad hoc.

L’INTERVISTA A STEFANO CAGGIANO


Cos’è il digitale?

Oggi il digitale lo immaginiamo e lo viviamo principalmente attraverso degli schermi che abbiamo in tasca, ma è un’esperienza riduttiva. Dobbiamo andare oltre l’idea piatta di interfaccia che abbiamo adesso per immaginare (to envision, verbo bellissimo) l’interfaccia in modo corporeo, odoroso, materico….
Grazie a materiali intelligenti oggi il mondo materico del design può inglobare proprietà digitali. Possiamo davvero immaginare che l’intero arredo diventi una sorta di interfaccia solida, materiale e distribuita intorno a noi.
Dobbiamo trascendere l’idea classica di schermi e pensare all’interfaccia come qualcosa di solido, che annusiamo e tocchiamo. C’è un universo enorme da progettare per il digitale e questo universo avrà la consistenza, però, del design allo stato solido. Quindi la qualità dei materiali, dei colori, delle finiture e del dettaglio tecnico e costruttivo sarà la nuova interfaccia.

Come dovrebbe essere disegnato o pensato un complemento d’arredo che abbia in sé l’anima del digitale?

Bisogna andare oltre l’idea che il digitale sia uno schermo con cui interagisco tramite un’applicazione. Il mondo digitale è molto più ampio. Immagino per esempio un mobile con una texture tattile sull’anta che si modifica a seconda di informazioni che recepisce con un tocco, con una carezza. Senza che io debba fermarmi, tirar fuori il telefono dalla tasca, aprire lo schermo, digitare estraniandomi da qualsiasi cosa mi stia intorno perché sono costretto a concentrarmi su quello schermo.

Sembra di capire che siamo pronti a un nuovo tipo di design e di fruizione del digitale, ma che ci sia ancora difficoltà o resistenza da parte di progettisti e ideatori. Qual è la sua opinione?

Certamente questa interazione al di fuori dei monitor non è ancora una realtà. Non c’è ancora, ma credo che sarà inevitabile arrivarci, perché non potremo fare a meno degli indubbi ed enormi vantaggi delle tecnologie digitali. Più il digitale sarà diffuso e presente nella quotidianità, più dovremo trovare il modo di implementarlo in maniera che migliori l’esperienza utente senza isolarlo ed estraniarlo da ciò che gli succede intorno. Credo che sarà tanto più facile arrivare a quel punto quanto più lo approcceremo dal lato del design di prodotto prima che dal lato del digitale. Non dobbiamo pensare “ho una tecnologia digitale, incassiamola in un prodotto” perché a quel punto prendo un monitor e lo incollo su una sedia e ho finito. Se invece parto dalla sedia, dal suo tessuto, sfruttando materiali tessili intelligenti o reattivi, come faccio ad applicarli alla sedia in modo tale che questa loro sensibilità mi trasmetta un’informazione per me rilevante? A quel punto il digitale diventa una sorta di aumento della realtà. Se partiamo dal design, possiamo arrivare a un’integrazione più naturale del digitale nelle nostre vite.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 marzo 2017

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