Quattordicenne violentata. Arrestato un algerino
Arrestato, dagli agenti di polizia di via Candiani, trentenne algerino per violenza sessuale aggravata ai danni di un’adolescente di 14 anni
Era un orco. E non ha usato neppure tutta la dolcezza del Pifferaio magico. Mohammed Alì, 33 anni, algerino, in Italia dal ’97, senza fissa dimora, ha picchiato e violentato una giovane adolescente di quattordici anni, straziandola con un coltello a serramanico per spaventarla, e costringerla a cedere.
Tutto è iniziato nel pomeriggio di sabato. Nelle case diroccate di via Matteotti, dove hanno trovato alloggio molti extracomunitari della città, fissano un appuntamento per un pranzo in compagnia, storie di piazza, dove ci si incontra e si diventa amici senza grandi ostacoli. Una compagnia formata da ragazze e ragazzi, quattro italiani e tre extracomunitari. E’ presente anche Tiziana – la chiameremo così – insieme a giovani e donne più grandi di lei – la maggior parte ha dai trenta ai quaranta anni – per trascorrere insieme qualche ora di un noioso sabato prepasquale. L’alcool non manca ed è probabilmente la causa di una discussione che scoppia all’interno del gruppo: volano parole grosse, si eccitano gli animi già surriscaldati. Il resto della compagnia abbandona la casetta fatiscente lasciando soli Mohammed e Tiziana, che si è offerta di calmare il giovane di Casablanca. Ma l’inferno è dietro l’angolo. Fumo, alcool, un’errata valutazione delle intenzioni di Tiziana portano Mohammed ad avvicinarla per accarezzarla, in modo sempre più equivoco. Tiziana fa in tempo a rendersi conto di ciò che sta accadendo, cerca di allontanarsi, mentre Mohammed insistentemente, con voce roca dall’emozione e dal desiderio, le domanda, nel suo perfetto francese "Veux-tu faire l’amour avec moi?". Ormai spaventata, Tiziana cerca di strattonarlo, ma Mohammed le torce i polsi, la piega, la tempesta di schiaffi e pugni – Tiziana riporterà contusioni al cuoio capelluto e abrasioni alle mani e al volto, come evidenzierà la visita medica – fino a trascinarla e sbatterla sul letto della stanza a fianco. Pochi minuti, e tutto si è consumato. Sul letto, tra le lenzuola sporche, l’algerino si rende conto, probabilmente, di ciò che è accaduto e della possibile conseguenze: cerca, così, di blandirla, mormorando parole d’amore e promettendo fiori, confetti e un futuro insieme, in Francia. Tiziana comprende che deve assecondare il suo aguzzino per evitare il peggio, promette di non raccontare nulla a nessuno pur di fuggire in fretta, dalla casa e dalle mani dell’orco cattivo. La sera, nell’abitazione dei genitori, Tiziana non riesce a nascondere il turbamento e confida tutto alla propria madre. Il giorno della resurrezione del Signore, le due donne si recano in commissariato per denunciare la violenza. Mohammed Alì è riconosciuto in un registro di fotosegnalati dalla polizia – il registro contiene un migliaio di foto di cittadini, non in regola, di cui sono state riportate le impronte digitali e la fotografia. Mohammed è segnalato per ben tre volte, con fotografie diversissime tra loro – la prima con i capelli riccioli, la seconda con un taglio semi rasato, la terza completamente calvo. Immediatamente, gli agenti del commissariato di via Candiani, coordinati dal sostituto Procuratore Nocera , che ha autorizzato la perquisizione, si precipitano in via Matteotti, irrompendo nella piccola stanza, dove sono presenti due extracomunitari, senza documenti, e Mohammed, che tenta di disfarsi, gettandolo dalla finestra, del coltello a serramanico, usato per spaventare Tiziana. I due extracomunitari, un marocchino e un tunisino, sono stati espulsi dal Paese, con il foglio di via, mentre Mohammed, trasferito nel carcere di Busto, dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata. |
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