“Difendiamo la coesione del paese”
Intervista al leader sindacale. Dalla rottura con Confindustria all'allarme terrorismo
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La camera del lavoro di Varese compie cento anni. Quale ruolo oggi per questa istituzione? Le camere del lavoro sono nate con funzioni distinte dalle categorie e credo sia giusto che rimanga tutto così. Esprimono un radicamento sul territorio. Non é un caso che il sindacalismo autonomo non abbia mai attecchito e che non ci sia nulla al di fuori dei grandi sindacati che abbia un peso consistente (foto: Flavio Nossa della segreteria provinciale Cgil e Sergio Cofferati). Siamo nel mezzo di una trattativa sui contratti. La situazione politica sta influenzando gli eventi? No, il rinnovo dei contratti é un problema grande non influenzato dal quadro politico. Si tratta di alcuni milioni di persone con un contratto scaduto e verso cui Confindustria, ma anche alcune associazioni artigiane, hanno la responsabilità di non aver voluto trovare un accordo. In questo modo non rispettano l’accordo del ’93 che pone la politica dei redditi alla base della concertazione. Non credo però che ci sia un calcolo politico, piuttosto una tendenza stabile degli imprenditori a voler pagare il meno possibile i lavoratori. Qual é la strada giusta per le ristrutturazioni industriali? La riorganizzazione delle imprese é uno dei fenomeni più diffusi ed é legato a molti fattori. Va affrontato con la disponibilità delle imprese ad evitare traumi sociali. Negli anni passati é stata gestita con gli ammortizzatori sociali, che però dovranno essere rivisti dal prossimo parlamento, perché non più efficaci e poco uniformi. Lei ha accennato al lavoro sommerso, come orientarsi per debellarlo? Sei anni fa abbiamo firmato un accordo per i contratti di emersione. Dal primo gennaio 2001 l’unione europea ha convalidato l’accordo del 1999 che consente la gradualità nel tempo per regolarizzare la situazione contributiva e fiscale dei contratti di emersione. E’ aumentata la somma degli strumenti a disposizione e sono stati conseguiti risultati importanti. Ma c’é una questione a monte di tutto. Bisogna migliorare la qualità del sistema produttivo. Se ci sono tante lavorazioni a basso valore aggiunto, queste stimolano una politica di taglio dei costi disgiunto dalla qualità del lavoro, ed é quindi difficile segnare un confronto tra il sommerso e il lavoro regolare. Come giudica questa ripresa dell’allarme terrorismo? C’é stato un riemergere del problema. Il 20 maggio sono due anni dall’omicidio di Massimo D’Antona. Poi sono seguiti altri atti preoccupanti. E’ importante il lavoro degli inquirenti per la democrazia. Noi dobbiamo difendere le politiche di coesione e il sistema di regole praticato in questi anni. Non é un caso che il sindacato sia indicato come nemico. Abbiamo una posizione che impedisce quelle lacerazioni che sarebbero utili ai terroristi. |
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