Morire lontano da casa perché non ci sono posti letto in ospedale

Varese - La recente vicenda di una varesina ripropone una questione che nemmeno il futuro nosocomio potrà risolvere

Il 30 dicembre i medici del Pronto Soccorso dell’ospedale di Varese decidevano di ricoverare la signora Alessandra Marzoli Gorini: le sue condizioni erano gravi. Nel rispetto di una procedura rigorosa e delle disposizioni impartite dalla direzione del nosocomio, tese a tutelare nel limite del possibile i residenti nella nostra zona, tutti i reparti dell’ospedale venivano passati al setaccio per reperire un posto letto. La ricerca aveva esito negativo, la signora Marzoli Gorini veniva allora ricoverata all’ospedale di Somma Lombardo dove in serata decedeva. Da anni e con la sanità regionale e nazionale guidata da esponenti di opposta appartenenza politica, ogni giorno più varesini vengono "piazzati" in qualche ospedale satellite perché al Circolo di posti letto disponibili non ce ne sono. Con il trasferimento i disagi per i parenti che vogliono assistere i loro cari diventano allora enormi e accrescono il dramma quando avviene il peggio; anche gli ammalati non sono tranquilli a causa della lontananza da casa e a volte temono di non essere curati come lo sarebbero stati a Varese. L’improvviso aggravamento delle condizioni della signora Alessandra ha reso vano ogni tentativo di salvarla e un varesino molto amato come il poeta Natale Gorini al dolore per la perdita della moglie ha dovuto associare l’amarezza per l’inopinato esilio sanitario a Somma Lombardo. Natale Gorini non ha protestato, ha scelto il silenzio al quale noi però non siamo tenuti. E allora facciamo qualche considerazione e alziamo qualche velo. I posti letto di ogni ospedale vengono stabiliti in base a parametri che tengono conto principalmente del numero degli abitanti: chi si aspetta posti letto in più nel nuovo ospedale si rassegni! La legge si riferisce alla popolazione stanziale, ma se noi sentiamo parlare del nuovo ospedale come riferimento regionale o del Nord è facile prevedere consistenti arrivi di pazienti da altre città attratti dall’offerta sanitaria di Varese. E il popolo bosino dovrà andare a farsi operare o curare in provincia. La Regione limita i posti letto, ma non aiuta concretamente a risolvere il problema dei ricoveri "impropri": già, in ospedale ci dovrebbero stare solo i pazienti "acuti" e per un periodo limitato, ma poi non si provvede a risolvere situazioni angosciose. Nel reparto di medicina del "Circolo" è ricoverato da un anno un extracomunitario: è in coma , è assistito amorevolmente, ma per la sanità lombarda non esiste e lo lascia in ospedale. La vita media si allunga, aumentano gli anziani bisognosi di cure, cresce il numero di chi non ritorna dal coma, davvero è grave il problema dell’assistenza a queste persone. Ci sono strutture come il Molina che aiutano accogliendo pazienti in coma, c’è una ASL che, dicono, dimentica l’extracomunitario all’ospedale di Circolo. La Regione sta facendosi più attenta , invita gli ospedali a realizzare nuove strutture per questi lungodegenti, ma chissà quanto tempo ci vorrà per avere risultati accettabili. Nel frattempo, ringraziando i parametri e chi li ha inventati, ci potrà capitare di essere rifiutati dal nostro ospedale. Anche quando sarà nuovo di zecca.

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Pubblicato il 15 Gennaio 2002
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