«L’ospedale ha fame di spazi»

Intervista al direttore generale Giovanni Rania. Il S.Antonio Abate in espansione alla ricerca di posti letto e prestigio

Abbiamo come l’impressione che la sanità lombarda abbia preso il volo. Lavori, progetti, aziendalismo spinto, annunci a raffica di raddoppi di ospedali, costruzione di nuovi reparti. Gallarate non fa eccezione. Molti i progetti in campo per il futuro, molti anche gli annunci lanciati sulla stampa negli ultimi due anni. Abbiamo fatto un punto della situazione con il direttore generale, Giovanni Rania (foto).
Quali opere avete in cantiere nell’immediato?
A maggio termineranno i lavori della residenza protetta di Somma con 20 posti letto per disabili costata 1300 miliardi e il polo materno infantile di Angera costato 900 milioni. Siamo poi in fase di progetto esecutivo per il rifacimento della portineria di Gallarate. 
Quando inizieranno i lavori?
Non lo posso dire con precisione, forse a settembre, se completeremo l’iter senza intoppi.
Come sarà strutturata?
Faremo due piani. Al piano terra ci sarà la sala di attesa e un passaggio distinto per utenti e dipendenti. Al primo piano l’accettazione amministrativa, il centralino e altro. L’obiettivo e consentire un allargamento degli spazi per il pronto soccorso. Verranno utilizzati materiali avanzati, l’ingresso e l’uscita dei mezzi resterà invariata.
Verrà realizzato, come annunciato, un ospedale bis nell’area parcheggio?
Sì, abbiamo ultimato l’indagine geologica. Il risultato è positivo. Noi pensiamo a un edificio con due piani interrati e tre o quattro sovrastanti. Dovremo chiedere una variante di Prg al comune, perché è un’area vincolata a parcheggio.
Due anni fa leggemmo sulla stampa che il progetto era stato inviato anche al ministero
Sì, ci inserimmo nel discorso dei patti territoriali, ma non riuscimmo a ottenere il finanziamento statale. Ora, cercheremo un project financing con i privati o altre forme sfruttando fondi di Regione o altri enti. 
Perché volete costruire un altro edificio?
Perché questo ospedale ha fame di spazi, risale al 1870. Sono state realizzate molte cose, ma è vecchio. Bisogna migliorare i servizi, adeguare le strutture alle normative, costruire stanze con massimo due letti, sistemare alcuni reparti.
I tempi?
Non siamo in grado di comunicarlo ora, ma se dovessero entrare dei privati certo saranno relativamente celeri.
Una delle novità di questo ospedale è il reparto a pagamento Trotti-Maino. Come mai qui funziona mentre in altri ospedali no? 
Perché il nostro è dedicato esclusivamente ai solventi, e non è una semplice struttura con delle camere a pagamento inserite dentro un reparto normale. Noi offriamo camere singole e doppie, pasti garantiti con cinque opzioni, tv, bagno e doccia, i giornali sui tavoli, la poltrona letto per i parenti, persino le carte da scala quaranta. 
Qual è il costo?
Quattrocentomila lire al giorno per la singola, trecentomila per la doppia.
Diciamo che non è per tutti.
Costa come un albergo. Lo abbiamo fatto perché è un business per l’ospedale (abbiamo incassato due miliardi in un anno) e perché era una richiesta del territorio, infatti abbiamo la lista d’attesa praticamente esaurita.
Cercherete di reperire spazi anche sulla 336?
Non abbiamo questa necessità. Il nuovo ospedale ormai è qui, si svilupperà come integrazione delle strutture del vecchio. Per 20 o 30 anni le esigenze saranno soddisfatte.
Parliamo invece di Somma Lombardo. Qual è la vostra posizione sulla candidatura del Bellini per ospitare il progetto Ebri?
Siamo molto favorevoli e faremo ogni cosa perché la cosa vada in porto. A patto però che i servizi sanitari per il territorio vengano mantenuti. 
Ma il documento della provincia parlava di utilizzo esclusivo della struttura.
Non so. Noi abbiamo detto altre cose. Non c’è incompatibilità.

segue intervista

Roberto Rotondo

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Pubblicato il 13 Aprile 2002
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