Il misterioso silenzio sulla sede della Corte d’appello dell’Insubria

Tanti pareri favorevoli per l'insediamento del tribunale di secondo grado nella nostra provincia. Magistrati e politici si sono confrontati senza, però, rispondere ad un'importante domanda

Con un’azione costante e nel segno della concretezza un gruppo di operatori della giustizia di Busto Arsizio (nella foto la procura) da molto tempo ha evidenziato e approfondito un problema di rilievo: il più rapido svolgimento dei processi di secondo grado. Oggi dai numerosi tribunali lombardi i ricorsi d’appello contro le sentenze di primo grado a migliaia approdano alle due sole corti alle quali possono fare riferimento, quella di Milano e quella di Brescia.

Busto Arsizio si è dunque proposta come sede di una terza corte d’appello dove potranno fare capo i tribunali di città vicine come Varese, Como, Verbania.

Il progetto era in cantiere da più di un anno ed è stato discusso pubblicamente in un convegno al quale hanno preso parte autorevoli magistrati milanesi che hanno impartito la loro benedizione all’iniziativa.

A lavori in corso o forse a progetto quasi ultimato o forse perché sanamente coinvolta da tempo, la politica locale, inevitabilmente attenta anche alle mosse del ministro della giustizia, l’ingegner Castelli, ha iniziato ad annunciare al popolo varesotto la Corte d’Appello dell’Insubria, con una piccola omissione, la sede della corte stessa. Hanno detto i politici: prima "portiamo a casa" il malloppo, poi si parlerà della sede.

La diplomazia è una assoluta necessità quando ci sono di mezzo questioni di campanile, nel nostro caso cioè possibili scontri tra Busto Arsizio e Varese.

Il silenzio della politica mi sembra però un tantino ipocrita quando appare evidente che non potrà essere disatteso il lungo lavoro preparatorio fatto dai bustocchi per avere la corte di appello a fronte di una Varese rimasta al palo, per scelta o disattenzione, pur essendo un polo della Regio Insubrica.

I politici tacciono ma non possono certo mettere il bavaglio a un voce, varesina e molto autorevole, come quella del procuratore della Repubblica Giovanni Pierantozzi che non ha fatto del campanile, ma semplicemente ha detto che una corte d’appello in più non risolverà nessun problema di una giustizia di per sè inefficiente.

Il dottor Pierantozzi ha messo il dito su una delle più grandi piaghe nazionali. La giustizia mancata è mancata democrazia.

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Pubblicato il 19 Luglio 2002
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