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Trascurati. Bambini lasciati soli. Ad affrontare i problemi della vita certo, ma anche nella quotidianità. Pomeriggi vuoti, senza nessuno che chieda loro come è andata la scuola, che legga il diario per sapere se ci sono compiti da fare, che faccia un rimprovero per una nota. Affidati alla televisione o a vicini di casa distratti. E’ questo il male di cui soffrono i bambini della nostra provincia. Non un granché, si dirà, ci sono guai peggiori. Ma se alla solitudine degli affetti si aggiunge che spesso la mamma non ha un compagno, che si guadagna da vivere come e quando può, e nei casi limite, è nel giro della droga e della prostituzione, il quadro è inquietante e desolante. Esiste un modo per definire questi bambini: sono minori maltrattati. L’Asl, il Servizio Famiglia ed Età Evolutiva, ha raccolto le cifre: se nel 2000 i casi erano 491, nel 2001 sono stati 661. «Non conosciamo il sommerso, non siamo quindi in grado di sapere l’esatta portata del fenomeno ma immaginiamo sia davvero vasto» spiega la dottoressa Grazia Ceriotti, psicologa dell’Asl referente per i consultori della provincia. Le cifre che fanno più scalpore quando si parla di maltrattamenti sui minori sono quelle che riguardano le violenze fisiche e in maniera più specifica quelle sessuali, ma i maltrattamenti "multipli" sono molti di più: il 7 per cento sono abusi sessuali, il 30 per cento maltrattamenti di varia natura, fisica ma anche psicologica. «Le vittime frequentano la scuola elementare ed è in parte la loro salvezza: i casi vengono segnalati dagli insegnanti e arrivano sui tavoli dei consultori – spiega ancora la dottoressa Grazia Ceriotti-. La prassi è poi la seguente: gli operatori convocano le famiglie e cercano di capire quale sia la radice del problema. A quel punto le reazioni possono essere di due tipi: la famiglia collabora e decide di farsi aiutare e allora si individua un percorso di formazione e sostegno, oppure rifiuta e a quel punto scatta la segnalazione all’autorità giudiziaria. Raramente si adotta questa soluzione per i casi di trascuratezza, sempre nei casi di abuso e violenza». Il 30 per cento dei 661 casi segnalati riguardano proprio situazioni di bimbi trascurati, abbandonati a se stessi anche se mamma e papà li amano. «Le famiglie con questo tipo di problema – dice ancora la psicologa dell’Asl- in genere sono composte da una mamma casalinga o disoccupata o che svolge lavori saltuari, il padre è operaio oppure ha lavori precari. L’età media dei genitori è tra i 30 e i 40 anni. La maggior parte dei casi di cui ci siamo occupati riguarda italiani e solo il 10 per cento extracomunitari. Spesso uno dei due genitori ha problemi con l’alcol o con la droga o ha disagi di tipo psicologico, insomma sono genitori inadeguati, che devono essere seguiti insieme ai figli». Una strada tutta in salita che psicologi e assistenti sociali percorrono più agevolmente se possono contare sulla collaborazione di scuola, dei comuni e di tutte le associazioni che con i bambini hanno a che fare fuori dalla scuola, come le società sportive. «Dopo aver raccolto tutti questi dati – spiega ancora la dottoressa Ceriotti che nel lavoro all’Asl affianca la dottoressa Cinzia Tagliaferro, responsabile del servizio – abbiamo anche pensato a come prevenire il fenomeno: abbiamo fatto quindi dei corsi ai volontari, alle insegnanti, a chi opera negli scout o nelle associazioni sportive. Ed è stato un successo. E’ solo il primo passo, sia chiaro, ma da qualche parte bisogna cominciare». E il secondo passo è stato la firma, pochi giorni fa, di un protocollo d’intesa tra Asl e Procura della Repubblica per tutelare i minori durante le audizioni. Concretamente l’Asl fornirà al Tribunale un’équipe di professionisti che potrà supportare il lavoro giudiziario assumendosi l’impegno di gestire il rapporto con il minore. Tutto ciò permetterà di lavorare meglio anche nell’ambito delle indagini.
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