Bossi-Fini: una regolarizzazione a senso unico
Dodici associazioni si mobilitano contro l'indirizzo a senso unico della Bossi-Fini. Si chiede una modifica della normativa per dare anche al lavoratore il diritto di autodenunciarsi
A meno di un mese dalla chiusura della "regolarizzazione" a Varese è suonato l’allarme. Le richieste sono ben al di sotto delle aspettative: fino al 15 ottobre erano 5289, di cui 1581 per badanti. Ma la situazione è ancora più drammatica. Sono numerose le denunce di extracomunitari che non riescono a farsi regolarizzare: nel migliore dei casi il lavoratore si deve accollare la spesa totale. Più spesso gli stranieri vengono allontanati perdendo così ogni diritto faticosamente conquistato a suon di sacrifici, dal lavoro alla casa. Ma il fenomeno peggiore è la fioritura di un’attività di vendita di contratti di lavoro fasulli il cui costo varia dai 1500 ai 6000 euro. Ecco perché le associazioni più vicine agli extracomunitari, hanno deciso di rivolgersi direttamente al Governo. È stata infatti consegnata al Prefetto una richiesta di "modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo". In poche parole si chiede che anche al lavoratore venga riconosciuto il diritto di autodenunciarsi per uscire dal sommerso. «Se la Bossi -Fini ha lo scopo di combattere l’illegalità – spiega Sergio Moia della Cisl – allora non si può escludere una delle parti in gioco. In un rapporto di lavoro si è in due, perché il lavoratore non ha alcun diritto?» «La Bossi- Fini auspicava un’inversione di rotta che non si sta avverando – commenta Cesare Montalbetti della cooperativa Solco – C’è un limite culturale negli italiani che inficia tutta l’operazione». «Il paradosso – aggiunge Maria Pia Graziani della Caritas Decanale – è che sono proprio le famiglie più abbienti a rifiutarsi di pagare i contributi». Oltre alla richieste di modifica, le associazioni hanno chiesto un incontro con il presidente della Regione Roberto Formigoni: «Vorremmo ottenere che anche la Lombardia, come già avviene nel Lazio, – afferma Flavio Nossa, della Cgil – riconosca un’assistenza sanitaria a quanti hanno fatto domanda e stanno attendendo una risposta. I tempi saranno indubbiamente lunghi, quindi non è ammissibile che una persona che lavora e paga regolarmente le tasse non possa aver diritto alle cure mediche. Una seconda richiesta, invece, riguarderà un aiuto economico alle famiglie che regolarizzano le colf o badanti: in Veneto viene riconosciuto un contributo di 150 euro circa, proprio il corrispettivo dei contributi». |
|
|
|
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
lenny54 su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
principe.rosso su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
Felice su Ospedale di Comunità di Somma Lombardo ai privati, Astuti (Pd): "Decisione calata dall’alto, ulteriore colpo alla sanità pubblica"
PaoloFilterfree su Carburanti, finiscono le risorse per lo sconto: proroga del gasolio fino a mercoledì
principe.rosso su Danni, frane ed esondazioni: Regione Lombardia chiede lo stato di emergenza nazionale per il maltempo
Felice su Carburanti, finiscono le risorse per lo sconto: proroga del gasolio fino a mercoledì

A meno di un mese dalla chiusura della "regolarizzazione" a Varese è suonato l’allarme. Le richieste sono ben al di sotto delle aspettative: fino al 15 ottobre erano 5289, di cui 1581 per badanti.





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.