Giampiero Reguzzoni: «L’Islam si crede superiore»

Cultura e società - Un consigliere regionale leghista, che propone la reintroduzione del crocifisso nelle scuole, e un Imam, che cerca di affermare il proprio diritto di culto alla periferia di Gallarate, si confrontano a distan

La sua proposta ha sollevato molte polemiche, anche all’interno della stessa Casa delle Libertà, ma per Giampiero Reguzzoni, consigliere regionale della Lega Nord, la reintroduzione del crocifisso nelle scuole è una priorità culturale. L’assenza del sacro simbolo è una "blasfemia amministrativa" che, secondo il giovane esponente del Carroccio, potrebbe causare la perdita dell’identità cattolico-padana.
Reguzzoni perché ha presentato quella mozione?
«Per due motivi: perché esiste un dettato di legge risalente al 1924, mai abolito, che prevede l’affissione in tutte le aule scolastiche del crocifisso quale simbolo della religione cattolica. Secondo perché ritengo che levare il crocifisso dalle classi equivalga a levare un pezzo della nostra storia e della nostra cultura. La nostra società è così perché ha seguito sempre i dettami della religione cristiana. Ritengo che le amministrazioni comunali, in quanto enti che devono tutelare il pubblico interesse, debbano reintrodurre questi momenti di tradizione e di storia che si perdono nel tempo».
Gianni Bagget Bozzo sostiene che ci sia in atto un movimento di colonialismo dell’Islam nei confronti dell’Occidente. Secondo lei è reale questo pericolo?
«A livello personale e anche politico, perché noi come Lega ci siamo sempre dichiarati contro un certo tipo di impostazione religiosa, penso che il pericolo ci sia. Non nel senso che intende padre Baget Bozzo, ma nel senso di cambiamento del credo di vita comune. Noi abbiamo cercato di seguire delle regole morali, oggi il rischio è che queste regole si perdano. Introdurre l’islamismo in grandi dimensioni equivale a perdere punti di riferimento e quindi il rischio è di perdere la capacità di valutare ciò che bene e ciò che è male
». 
Ma secondo lei è possibile ancora un confronto oppure lo scontro culturale è già in atto?
«È già in atto ed è uno scontro tra chi vuole le regole e chi non le rispetta. Il caso delle moschee è eclatante. Queste persone prendono un magazzino per attività produttive e lo adibiscono a luogo di culto. Questo i nostri cittadini non lo possono fare. Culturalmente esiste già una differenza di base, perciò occorre inserire delle regole che limitino e garantiscano equità. Da qui nasce tutta la contrapposizione del nostro movimento che cerca di difendere quello che ha. Noi abbiamo sempre detto "padroni a casa nostra" e se noi non siamo liberi di fare cio’ che vogliamo nel nostro territorio, vuol dire che abbiamo perso tutto. Quindi è legittimo valutare anche se avere o non avere una moschea sul proprio territorio».
È mai entrato in una moschea?
«Sono stato…(indugia ndr). In una moschea mai, dico la verità»
Non si è mai confrontato con un Imam o un musulmano?
«Un confronto l’ho avuto, in commissione regionale,  per una questione messa in luce sempre da noi della Lega, che riguardava il divieto di macellazione secondo rito islamico che è poi anche rito ebraico. In quell’occasione mi sono confrontato sia con l’Imam di Milano che con il rabbino capo della comunità ebraica. Mi sono trovato di fronte a due atteggiamento diversi. Il rabbino capo ha addotto valutazioni scientifiche con un atteggiamento di comprensione. L’Imam ha avuto invece un atteggiamento completamente differente, ovvero fondamentalista. La sua posizione era questa: si fa così perché è giusto fare così. Ritengo che l’Islam abbia come base un certo fondamentalismo di fondo e esiste anche la convinzione di essere la religione migliore e questo mi disturba».


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Pubblicato il 18 Ottobre 2002
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