La diga della discordia

A nulla valgono le richieste dei gestori di tenere aperto anche nel periodo invernale. A fine ottobre chiude l'attività la Baita del capriolo. Riaprirà i battenti il primo maggio

Ancora una settimana, e poi il tunnel che collega la Val di Lei alla Val Ferrera nei Grigioni chiuderà i portoni, e fino al primo maggio non ci sarà altra via di accesso che non i sentieri di alta montagna.  
Con il tunnel chiude i battenti anche la Baita del capriolo. Un riposo forzato fino alla primavera che non fa certo felice Valentino Del Curto, proprietario e gestore della piccola struttura turistica, l’unica dell’intera valle. 
Dalla terrazza della baita la sera si possono vedere cervi e caprioli che si arrampicano sul costone scosceso della valle. Un luogo magico dove il silenzio fu rotto solo dalla costruzione di una grande diga in un invaso naturale.  
«I Del Curto sono in Val di Lei dal 1480 con l’Alpe Crotto. Dopo mio papà, dal 1985 ho preso io in gestione la Baita. Ci lavoro con molta passione e siamo l’unico punto di riferimento per il territorio. Qui arrivano tante persone, dagli alpinisti, ai pescatori fino a semplici cittadini italiani, svizzeri e anche di altre nazionalità, magari per passare qualche giorno in pace o per gustare i nostri piatti tipici».
La Baita del Capriolo è a cento metri dalla diga della Val di Lei. L’unica via di accesso transitabile in auto è quella svizzera. Occorre arrivare oltre Splugen e poi imboccare la Val Ferrera, una delle valli più intatte e incontaminate, con Juf a fondo valle, il comune più alto d’Europa. A metà strada si imbocca una trasversale molto ripida che porta a un tunnel di oltre un chilometro che conduce in Italia.

La caratteristica di questi splendidi posti è certamente legata all’attività della diga inaugurata nel 1961. Un’opera che costò la vita a dieci italiani che si occuparono della costruzione. Nel 1949 ci fu un trattato che modificò i confini cedendo alla Svizzera una striscia di terra, esattamente quella della diga che era già in progettazione. Una diga importantissima per la produzione energetica dei Grigioni. Tre grandi salti d’acqua che alimentano altrettante centrali idriche fino a Coira.
Ma proprio da questa opera e dagli accordi presi a quei tempi che iniziano i problemi per i Del Curto. La Baita, con i suoi 43 posti letto e cento per la ristorazione, vive una condizione di grave difficoltà perché possiede solo un contatore di energia elettrica per 3 Kw. A nulla sono valse le lamentele e le richieste di Valentino. Ogni pretesto sembra buono per disincentivarlo a continuare nella sua attività.
Il suo desiderio è quello di poter aprire anche nel periodo invernale e poter quindi disporre anche di maggiore energia elettrica per accogliere con più facilità i suoi clienti. Richieste cadute fin qui nel vuoto sia da parte elvetica che da quella italiana. «La regione Lombardia dovrebbe tutelare meglio i suoi cittadini. Oltre tutto se chiudiamo noi davvero non si potrà trovare nulla di operativo in questa valle».
Il grido di allarme di Valentino richiede una risposta almeno da parte delle nostre istituzioni, a meno che, dopo la cessione della diga, non si voglia cedere alla Svizzera anche il diritto di poter esercitare attività economiche.

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Pubblicato il 22 Ottobre 2002
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