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Import-exporti di metalli rubati, probabile destinazione Est Europa. Arrestati tre uomini dell’Alto-Milanese. Coinvolto, tra gli altri, un olgiatese sorvegliato speciale. Segni particolari: cognato di Vincenzo D’Alfonso, l’uomo che uccise Eugenio Milani a Gallaarte, nel 1996, arrestato a settembre dopo sei anni di indagini. Da lui, e anche dalle sue parentele "pericolose" sono partiti gli uomini della squadra mobile per una operazione che ha portato in carcere i componenti di una banda di scassinatori all’ingrosso, con l’accusa di furto e ricettazione. M.I, 36 anni, di Olgiate Olona, insieme ad altri tre complici aveva costituito una "batteria" di ladri che colpiva ditte di trasporti e aziende meccaniche, alla ricerca di materiali da rubare e rivendere. La Squadra mobile, sulle tracce del gruppo, ha così potuto filmare il colpo compiuto nella notte tra il 4 e il 5 ottobre, in una ditta di Ozzero, comune vicino Abbiategrasso. La banda si era introdotta nella CLF Tubi Inox. Quattro uomini in tutto. Alla porta il "palo", armato di ricetrasmittente. Dentro il capannone entravano in due, M.I. e M.G., 47 anni, di Parabiago (Milano). Un lavoro da professionisti. Prima i due schermavano i sensori dell’allarme, aspettavano l’arrivo delle guardie giurate, si nascondevano e attendevano che uscissero dopo il controllo. Poi forzavano porte e cancelli e bucavano muri con attrezzi del mestiere. Infine il bottino: 32 tonnellate di bobine di acciaio Inox, valore 60mila euro, caricate su un camion, anch’esso rubato in due distinti furti a ditte di autotrasporti – la motrice a Lodi e il semirimorchio ad Assago (Milano) – guidato dal quarto complice, A.B., 46 anni, di Canegrate (Milano). A quel punto entravano in azione gli agenti. Presi in flagranza di reato, il cognato di Vincenzo D’Alfonso e M.G. venivano arrestati. L’autista fuggiva verso la A4 per essere poi bloccato all’altezza di Cavenago da una pattuglia; abbandonava il veicolo e tentava una infruttuosa fuga a piedi. L’uomo con la ricetrasmittente, G.G., 50 anni, di Cerro maggiore (Milano) riusciva invece a far perdere le sue tracce. La squadra mobile sta ora cercando di mettere le mani sul giro d’affari della banda. Due presunti ricettatori sono stati perquisiti e denunciati nei giorni scorsi: un capannone industriale di Erba (Como) dove è stata trovata merce di varia provenienza, probabilmente giunta da un furto in una ditta di trasporti di Verona. E poi una ditta di Flero, nell’hinterland bresciano, un’azienda che si occupa proprio di import-export con l’Est Europa, dove sono stati trovati metalli provenienti da diversi furti nelle province di Sondrio e Milano, ma anche generi vari tra cui capi di abbigliamento. Nei due capannoni è stata recuperata merce per circa 800mila euro. Il sospetto è che la razzia all’ingrosso, fosse il primo tassello di un quadro che porta verso l’oriente (Jugoslavia, Romania e Bulgaria), dove la refurtiva scompariva per sempre.
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