Accam verso la paralisi
Scontro aperto fra presidente e direttore tecnico. E nella confusioni saltano fuori i debiti dei comuni: di quasi due milioni e mezzo quello di Busto
Frigoli si dimette dal consiglio di amministrazione dell’Accam, lo seguiranno il sindaco di Legnano e di Marnate. Mucci, sindaco di Gallarate e membro anch’egli del consiglio se ne va sbattendo la porta. Ma non è finita e il vero problema dell’Accam, in mezzo alle polemiche da mesi, sembra proprio concretizzarsi nella persona dell’ingegnere Antonio Pedaci, il responsabile tecnico dell’Accam, che accusa il presidente del consorzio Giancarlo Tovaglieri di mobbing e atteggiamento vessatorio nei suoi confronti. La tesi per la quale Pedaci si riserva di richiedere un risarcimento dei danni è la seguente: l’ingegnere, stando alle sue parole non si sarebbe mai rifiutato di fare il responsabile tecnico dell’impianto come sostiene Tovaglieri. La domanda formale invece non gli sarebbe mai stato fatta e la nomina conseguente di Rossini non sarebbe lecita perché non ratificata dall’assemblea. Questo è quanto emerso dall’assemblea dei soci, che si è svolta ieri sera, lunedì 4, e che ha visto salire alle stelle la tensione nel consiglio di amministrazione e fra i sindaci membri dell’assemblea consortile. E se Pedaci rappresenta un problema, anche il presidente Tovaglieri risulta alla fine mal tollerato. Molta la confusione e se non fosse che fra quindici giorni una bozza dello statuto per la trasformazione dell’Accam in Spa fosse redatta dal consiglio di amministrazione, poi girata ai sindaci e infine approvata, allora si potrebbe dire che l’Accam è alla paralisi. C’è tempo un mese per sperare, anche se a questo punto è necessaria la verifica dell’operatività del consiglio di amministrazione. È quanto esce dall’assemblea. Tolti i primi ordini del giorno di routine, l’unica altra questione, la delega al cda per la nomina del direttore tecnico e del direttore amministrativo non passano l’approvazione dell’assemblea. I disaccordi ci sono fra i sindaci e pure nel consiglio di amministrazione. Accam tanto fumo, ma c’è anche l’arrosto. Quella del direttore tecnico Antonio Pedaci non è una questione di forma, ma è ben più consistente. Il direttore tecnico di un inceneritore è il responsabile anche penale dell’impianto. L’assenza di questa figura può anche causare l’arresto dell’attività dei forni. E chi lo va a spiegare ai cittadini di ventisette comuni, sommersi dalla loro spazzatura? Perché questo vuol dire anche una momentanea chiusura. Il conflitto fra presidente e direttore tecnico è forte e si era capito da tempo. Pedaci accusa di mobbing il presidente e bolla la nomina dell’ingegnere Antonio Rossini, designato al suo posto responsabile tecnico dell’impianto come illegittima. Giancarlo Tovaglieri legge articoli dello statuto per dimostrare l’inconsistenza delle accuse. Sbotta anche il presidente «Si è fatto falso pettegolezzo usando argomenti speciosi e inconsistenti, se volete chiarezza o delucidazioni sul mio operato non avete che da chiedere» dice. Mal tollera l’uscita del presidente Nicola Mucci, sindaco di Gallarate, che si alza a abbandona a metà «La situazione si sta avviando su un binario sbagliato e si va verso una conflittualità controproducente, le dimissioni di Frigoli rappresentano un elemento di instabilità che fa arrivare ad un muro contro muro, quando serve moderazione e serenità» dichiara fuori dall’aula. Insomma la fase è troppo delicata per litigare usando questi toni. Ma il problema del direttore tecnico resta. Ha ragione Tovaglieri o Pedaci? E viene da chiedersi se l’impianto in questo momento ha un direttore tecnico oppure no. Se le ragioni di Pedaci sono valide a questo punto sembra proprio che lo diranno i canali legali ai quali l’ingegnere si rivolgerà, salvo scuse e dietrofront di Tovaglieri, che a sentire articoli e statuti snocciolati ieri sera resta fermo sulla sua posizione e certo delle decisioni prese fino ad oggi. E nella Caporetto dell’assemblea non è finita qui. Saltano fuori anche i comuni debitori al Consorzio. 260mila euro di Gorla Maggiore, perché non conferisce i suoi rifiuti, 400mila euro di Legnano e 2 milioni e quattrocentomila euro quelli di Busto Arsizio. |
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