Il paese dei Mezaràt sessant’anni dopo
Nell’ultimo suo libro Dario Fo racconta anche dell’infanzia passata sul Lago Maggiore, tra cantastorie e contrabbandieri. Un salto nel passato, in una sorta di eldorado oggi scomparso
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Ma cosa rimane di quel paese fantastico di cui Fo narra nel suo libro?
«In quel paese – scrive Fo – mi sono reso conto che il passo biblico della tragica confusione scoppiata sulla torre di babele si è rivelata una subdola invenzione di un mitico bugiardo». Dov’è andato questo favoloso dialetto che aveva il potere di unire?
Porto tornerà ad essere quella di un tempo? «Il paese sta vivendo alcune importanti trasformazioni, avvenute a partire dal 1985/90. Il Comune si è fortemente impegnato per un recupero visivo del paese con il rifacimento totale del lungolago e l’arredo urbano del centro storico, come la pavimentazione in porfido delle vie interne. Il nuovo Piano regolatore generale (approvato nel giugno 2002) consentirà il recupero di un centinaio di fabbricati rurali, i nuclei antichi, e le due aree strategiche della ex Telsa ed ex Vetreria. In quest’ultima è prevista la riqualificazione del cantiere nautico esistente ed aree pubbliche in continuazione del lungolago. Stiamo inoltre allestendo il progetto esecutivo per il nuovo porticciolo turistico (da costruire sulle fondamenta di quello demolito nel 1930) ed offrire così agli operatori turistici un nuovo spunto per fare, a loro volta, investimenti nel turismo». |
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Quasi un’enclave culturale, un "crogiòlo" di genti e culture. Così nell’ultimo libro di Dario Fo, "Il paese dei Mezaràt", viene descritta una Porto Valtravaglia negli anni trenta, dove «le osterie, le trattorie, i bar e gli alberghi non chiudevano mai i battenti», a causa dei ritmi che lavori notturni come la pesca, il contrabbando e le due fornaci presenti, imponevano ai cittadini di questo borgo. E poi le storie, raccontate dai pescatori e dai personaggi che animavano il paese e le sue bettole. I contastorie nel sangue portavano l’arte della fabulazione, che tanto ha condizionato il teatro di Fo, oltre al dialetto, frutto di tanti idiomi provenienti da ogni parte d’Europa, dai paesi di origine dei "vedriee", i professionisti della soffiatura a caldo del vetro.
Che fine hanno fatto le attività industriali?





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