L’amministrazione chiarisca se vuole una giungla d’antenne
Varese - Il gruppo consiliare dell'Ulivo torna a sollecitare la giunta Fumagalli sul tema dell'elettrosmog
Nel gennaio 2002 le antenne per la telefonia mobile erano circa una quarantina. Poi si sono moltiplicate con più o meno vistose recriminazioni da parte della popolazione. Tutto ciò in presenza di un regolamento comunale approvato all’unanimità dal consiglio ma mai entrato effettivamente in vigore perché legato ad una serie di ulteriori approvazioni. Già nel settembre scorso, il gruppo dell’Ulivo aveva sostenuto la necessità di di fare chiarezza sull’argomento, complicatosi nel frattempo per l’entrata in vigore del cosiddetto decreto Gasparri. La commissione congiunta Urbanistica- Ambiente incaricata di far luce sulla posizione dell’amministrazione cittadina, venne rinviata per dar modo ai tecnici comunali di capire le ripercussioni di quel decreto sul regolamento. A cinque mesi di distanza, l’opposizione torna all’attacco chiedendo alla giunta Fumagalli di chiarire la situazione per mettere fine ad un vuoto normativo. Il decreto Gasparri, pur senza abrogare le leggi precedenti, di fatto le priva di valore, togliendo qualsiasi senso a tutta la disciplina del settore dato che in base all’art.3 le antenne possono essere installate “in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge e regolamento. Numerose regioni, con a capo la Lombardia, e comuni si sono rivolti alla Corte Costituzionale perché la ritengono un’invasione di campo. Stante la battaglia giuridica in atto, per l’Ulivo l’amministrazione varesina è latitante: non dichiara apertamente la propria posizione. “Ad una specifica domanda fatta in commissione – racconta Emiliano Cacioppo, consigliere dei Democratici di Sinistra – l’Assessore all’ambiente Nicoletti si è pronunciato unicamente a titolo personale, dicendosi favorevole al decreto”. L’Ulivo, quindi: “Chiede al Comune di Varese di prendere una posizione chiara e esplicita sul decreto Gasparri che, col pretesto della semplificazione, ha creato le premesse per trasformare le nostre città in una giungla di antenne”. Le preoccupazioni sono legate soprattutto alla salute dei cittadini: “Nonostante non sia ancora stata dimostrata la correlazione tra le antenne e danni futuri alla popolazione – spiega Francesco Maresca dei DS – le principali organizzazioni mondiali della sanità invitano a rispettare alcune cautele, come la distanza da alcuni presidi protetti”. L’Ulivo, quindi, chiede chiarezza : “il regolamento comunale introdurrebbe solo delle regole per concordare il luogo di installazione in piena trasparenza, e nel quale entro il mese di novembre di ogni anno i gestori dovrebbe comunicare il proprio piano di espansione. Le istanze di autorizzazione vere e proprie verrebbero poi accolte dal comune, sentito il parere dell’Arpa, secondo le procedure del nuovo decreto e quindi entro novanta giorni. Il Comune non avrebbe poteri ordinatori, non potrebbe cioè vietare l’installazione in riferimento a questioni di localizzazione, ma potrebbe quantomeno cercare di concordare il luogo per l’installazione, assumendo il ruolo di mediatore tra i forti interessi economici in campo e quelli altrettanto importanti dei cittadini a prendere ogni precauzione in tutela della propria salute”.
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