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Il nuovo direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio Pietro Zoia parteciperà alla prossima seduta della commissione sanità tradatese. La commissione, infatti, era nata diversi mesi fa con lo scopo di vigilare sull’operato dell’Azienda nei confronti dell’Ospedale Galmarini e così coinvolgere maggiormente l’Amministrazione comunale nelle scelte che l’Azienda effettuava per il nosocomio. La necessità sulla costituzione della commissione era sorta in seguito ai continui provvedimenti presi dal precedente direttore generale Ambrogio Bertoglio che, sia secondo il sindaco di Tradate Stefano Candiani sia secondo le rappresentanze sindacali, erano mirate a fare del nosocomio di Tradate soltanto un “corollario” dell’ospedale di Busto Arsizio. In questi mesi la commissione, presieduta dal consigliere comunale nonché primario Cesare Crespi, ha così dato vita a un documento che sarà presentato al nuovo direttore generale giovedì 13 febbraio, quando Zoia si recherà a Tradate per incontrare l’organo consiliare. «È la prima volta che il direttore generale incontra la Commissione – spiega Franco Accordino, assessore ai servizi sociali di Tradate e membro della commissione – La precedente gestione non aveva mai risposto alle nostre richieste. Prendiamo atto della grande disponibilità del nuovo direttore e speriamo in una proficua collaborazione futura». Non è ancora dato sapere i contenuti del documento, ma Accordino precisa che si tratta di un testo «che ha soprattutto uno scopo propositivo». Nei mesi scorsi la Commissione Sanità tradatese aveva anche incontrato i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Saronno, in quanto anche sul nosocomio saronnese esistevano diverse preoccupazioni sulla gestione. Ne era emerso che anche l’amministrazione saronnese avrebbe dato vita a una Commissione Sanità e che questa avrebbe collaborato con quella tradatese. Lo scopo degli incontri, come avevano spiegato i sindaci di Tradate e di Saronno, è soprattutto quello di riavvicinare le amministrazioni ai propri ospedali, i quali, da quando sono stati trasformati in “aziende”, hanno perso il contatto con le esigenze del territorio.
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