Gilli: «Per rispetto della comunità ho scelto di non schierarmi»
Il sindaco risponde alle critiche mosse contro la sua decisione di non partecipare al voto della mozione sulla pace
riceviamo e pubblichiamo
Il 20 marzo, il Consiglio Comunale ha discusso l’argomento grave della guerra da poco iniziata in Iraq. La discussione è stata una notevole prova di civiltà, poiché tutti i Consiglieri intervenuti hanno saputo illustrare con libertà e propria sensibilità il loro punto di vista. Al termine, nella democratica dialettica, sono stati votati documenti alternativi, che, seppure diversi (e molto) nelle premesse, si accomunavano nell’invito al Governo a porre in essere tutte le attività diplomatiche e politiche per il ristabilimento della pace.
Per scelta motivata, il Sindaco non è intervenuto al dibattito e non ha partecipato alla votazione finale: infatti, d’accordo con la Giunta Comunale (che non può intervenire in aula su argomenti non prettamente cittadini), ho ritenuto che l’istituzione che rappresenta tutta la comunità avesse il dovere di non schierarsi in un senso o nell’altro, per rispetto a tutte le sensibilità dei concittadini riguardo ad un problema di così grande momento.
Tuttavia, approfitto dello spazio messomi gentilmente a disposizione da questo giornale per una riflessione sul tema; parto dalle parole dell’Arcivescovo emerito di Milano, Card. Carlo Maria Martini, che da Gerusalemme ha inviato un proprio contributo all’Osservatore Romano.
Egli muove da una premessa oggettiva: “Ci si deve certamente rallegrare di questa grande, spontanea, diffusa, praticamente unanime volontà di pace. Vi è in essa un riflesso del desiderio di quella pace che è dono di Dio, della pace offerta a Betlemme agli uomini che Dio ama”.
Prosegue: “Questa volontà e questa ansia di pace, che totalmente condividiamo, ci spingono però a ricordare tre cose. La prima è che la pace ha un costo; (la seconda è che) la pace non è mai un edificio solido; (la terza è che) una pace seria e duratura, là dove persistono ragioni gravi di conflitto, ha sempre un po’ del «miracoloso», dell’improbabile, del «dono dall’alto»".
Sono anch’io certo che tutti i Saronnesi siano animati dal desiderio della pace: è cosa buona e giusta, direttamente conseguente ad un pensiero quasi istintivo, ma difficile.
Questo desiderio, però, viene legittimamente dimostrato in forme diverse, tutte dotate di intima dignità: chi lo fa apertamente, anche in modo simbolico e visibile, chi lo fa nell’intimo della propria coscienza, chi lo fa opponendosi anche platealmente, chi lo fa cercando di influire internamente. L’importante è non cadere nel vizio superbo di credersi i detentori della verità, contro posizioni differenti.
Le verità indicate dal Card. Martini ci insegnano come la pace sempre instabile, stante l’instabilità della natura umana possa esistere in quanto frutto di un costo, ossia di un equo compromesso tra le volontà contrastanti; altrimenti sarebbe prepotenza dell’uno sull’altro.
Va meditata, secondo me, soprattutto la terza verità, la gratuità, l’origine dall’Alto della pace; senza questa visione teologica (che è più pratica e realistica di quanto non sembri), si finirebbe nell’irenismo che, come spiega bene il suffisso, non è l’eiréne, la pace, ma la sua caricatura.
Con questi sentimenti, penso che i Saronnesi, non diversamente da ogni persona bonae voluntatis, attendono con speranza la pronta conclusione del conflitto in Iraq, nella consapevolezza, purtroppo, di dover essere altrettanto attenti alle troppe altre guerre dimenticate, che seminano tuttora vittime quotidiane in numerose parti del pianeta.
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