Malpensa, si sfila per la pace e per il lavoro
Malpensa – Un centinaio i manifestanti che hanno raggiunto in treno lo scalo della brughiera. A spaventare la guerra e il crollo dei voli
Gli scenari delle prossime settimane non promettono nulla di buono sul fronte della pace, e a preoccupare i lavoratori di casa nostra non c’è solo la guerra ma anche i riflessi che questa potrà produrre sull’impiego.
Una delegazione di pacifisti aderenti al “tavolo regionale per la pace”, composto da sindacalisti e associazioni della società civile si è recata nella mattinata di oggi, 10 marzo, a Malpensa per sfilare contro la guerra. Lo scalo della brughiera, raggiunto a bordo del Malpensa express partito da piazzale Cadorna a Milano, è stato verso le 11 invaso da un centinaio di delegati sindacali e aderenti alle associazioni pacifiste cha hanno presidiato l’area check-in.
Ed è proprio qui che i sindacalisti hanno espresso le preoccupazioni per la situazione dei lavoratori del trasporto aereo.
«Per i lavoratori di Malpensa la situazione è grave per due motivi – spiega Piergianni Rivolta della Filt Cgil – . Come cittadini si è di fronte alla vigilia di un conflitto che non sappiamo dove ci porterà. Come lavoratori c’è la preoccupazione per gli effetti che la guerra produrrà sui posti di lavoro. Alitalia ha già annunciato, in caso di guerra, una flessione del 40 per cento dei voli. Forti ridimensionamenti sul trasporto aereo si avranno sulle rotte da e verso l’America, l’Asia e il Medio Oriente».
Un momento buio, insomma, secondo il sindacato in quanto il comparto del trasporto aereo non può beneficiare di ammortizzatori sociali come in altri settori, così da obbligare molti lavoratori a utilizzare a ferie non ancora maturate qualora il lavoro dovesse subire una flessione. Questo se la guerra dovesse durare due settimane.
«Nella malaugurata ipotesi che il conflitto durasse di più – continua il sindacalista – gli scenari sono ancora più pesanti, e non si esclude che possa affacciarsi lo spettro del licenziamento».
La manifestazione era comunque improntata sulla pace. Nel corso del presidio è emersa anche la preoccupazione per il possibile impiego dell’hub come base appoggio per l’aeronautica militare, come avvenne nel 1991 quando alcuni aerei cisterna vennero riforniti proprio nello scalo al fine di dare supporto logistico ai caccia.
«La situazione di Malpensa nel ’91 era diversa – conclude Rivolta – , ma mi auguro che a nessuno venga in mente di trasformare un hub civile in base militare».
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