Parenti del Molina ancora contro le rette
Varese – Il comitato dei parenti dell'istituto per anziani in piazza per chiedere il sostegno del comune e la revisione del contratto
È una questione di civiltà. Lo ha ribadito ancora una volta il comitato dei parenti dell’istituto geriatrico “Molina”. Questa volta lo ha fatto scendendo in piazza per chiedere la solidarietà dei cittadini. A questo scopo i parenti hanno allestito nel pomeriggio di sabato 26 un banchetto in piazza Monte Grappa, dove hanno distribuito volantini e raccolto firme per chiedere che gli enti pubblici e per primo il comune «partecipi su basi più ragionevoli alla spesa della retta». Una retta che ormai è diventata un salasso e che fa dire ai parenti «Sei anziano? paga! Istituto Molina, comune uguale vergogna». Così inizia il testo delle righe consegnate ai passanti in centro, che, vista la giornata grigia hanno preferito le via del centro per il consueto shopping. E l’iniziativa volta a sensibilizzare la cittadinanza ha colto nel segno. Sono stati molti quelli che hanno sostato e firmato l’appello del comitato.
Come si ricorderà da più di un anno un gruppo di parenti di anziani degenti dell’istituto pubblico si batte contro l’aumento del trenta per cento delle rette giornaliere e per la revisione di un contratto che per il comitato permette aumenti sconsiderati a totale discrezione dell’istituto. Rincari del trenta per cento che fanno arrivare ad «una spesa folle per quella che dovrebbe essere la casa di cura pubblica di Varese».
E come se non bastasse «la maggioranza in consiglio comunale non ha trovato niente di meglio che bocciare una delibera che cercava di venire incontro alle richieste dei parenti, negando persino qualsiasi intervento in sede di bilancio» ricordano ancora. Insomma dopo mesi di battaglie, in cui i parenti hanno anche sospeso per qualche tempo il pagamento delle rette, il comitato torna a rinnovare le sue richieste di revisione del contratto e di un maggior contributo pubblico. Per farlo si appellano anche al decreto legislativo 130 del 2000 che prevede in caso di handicap o di ultrasessantacinquenni non autosufficienti (è il caso del Molina dove il 99 per cento dei degenti si trova in queste condizioni) il pagamento della retta sulla base dei redditi dei soli degenti. «Finora infatti i parenti sono sempre intervenuti di tasca propria».
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