«La lotta alla Sars è diventata la priorità del governo»

La storia – Testimonianza della ricercatrice varesina Elena Di Fiore dall'Università di Shanghai: sempre più mascherine in mezzo alle strade. Chiunque sia stato in aree a rischio viene messo in quarantena

Elena Di Fiore ha 28 anni e da tre vive tra l’Italia e la Cina. Nata a Varese, si è diplomata al Liceo Classico Cairoli. Si è poi laureata in Lingue Orientali  all’Università di Napoli. E’ impegnata in un dottorato di ricerca a Shanghai, da dove ci ha inviato questo articolo sulle paure della polmonite atipica.

Che la situazione fosse preoccupante lo avevamo sospettato quando i Rolling Stones annunciarono che i concerti che avevano in programma a Pechino e a Shanghai per il 28 marzo e il 1 aprile erano stati cancellati. Da pochissimo la comunità straniera residente in Cina iniziava a leggere con preoccupazione su Internet dei recenti casi di polmonite atipica che avevano colpito Vietnam, Hong Kong e Singapore. Dopo anni di tentativi e richieste di autorizzazione finalmente i successori di Mao avevano ritenuto che un concerto di una band straniera di tale livello, che radunasse migliaia di cinesi in nome del rock, non costituiva più una minaccia per il popolo. Eppure doveva arrivare un’altra minaccia a fermare gli Stones.

Vivere a Shanghai significa viver nel cuore economico e commerciale dell’intera Cina, in una città situata nel centro anche geofisico del gigante rosso. Questa città nel 2007 vedrà il grattacielo più alto del mondo, nel 2004 ospiterà su un nuovo circuito la prima gara di Formula 1 e nel 2010 il World Expo. Shanghai è una città ultramoderna di circa 15 milioni di abitanti: camminare per Nanjijg Road o Huaihai Road è come camminare tra le vetrine all’ultima moda di via Montenapoleone a Milano. Si dice che ogni giorno il solo tratto pedonale di Nanjing Road sia percorso da più di un milione di persone.

Quando è stato lanciato l’allarme della OMS a metà marzo, la paura tra gli stranieri è stata forte. Ancora di più a fine marzo quando si sapeva dai siti Internet dei giornali stranieri, non bloccati dalla censura cinese, che l’epidemia era iniziata molti mesi prima nel Guangdong, regione meridionale cinese confinante con Hong Kong. Si leggeva che già erano numerosi gli ammalati laggiù, che forse l’epidemia era stata portata ad Hong Kong proprio da un medico cinese del Guangdong, ma sui giornali e nelle televisioni cinesi solo appariva la guerra in Iraq. Solamente una minoranza del miliardo e 300 milioni di cinesi aveva avuto acceso a fonti diverse dal solito quotidiano ed era a conoscenza di quello che già allarmava il resto del mondo e che accadeva nel loro proprio isolato.

Ora, dopo più di un mese, non si può andare in qualunque luogo di questa città e non sentirsi come una comparsa di ‘Virus letale’. Le mascherine iniziano ad apparire giorno per giorno sempre di più in mezzo alle strade, non solo coprendo i volti degli stranieri ma soprattutto degli stessi cinesi. I funzionari ed impiegati di quasi tutti gli uffici, ristoranti, supermercati e banche portano la maschera. La frutta e tutti i generi alimentari dei grandi supermercati sono coperti di plastica. Ogni locale pubblico viene disinfettato più volte al giorno.

Soprattutto all’interno dell’università le misure sono molto restrittive: una squadra di poliziotti controlla i tesserini uno ad uno ai cancelli dell’università: solo chi è studente, professore o lavoratore dell’università può entrare nel campus; nemmeno gli studenti di altre università sono autorizzati ad entrare. Tutti i dipendenti delle mense usano mascherine e guanti e la mensa viene chiusa alcune ore durante il giorno per essere disinfettata. Così come i dormitori e tutti gli altri edifici. Chiunque sia stato in aree a rischio, quali Pechino, viene messo in quarantena: non può uscire dalla sua stanza, non può seguire le lezioni e nemmeno sostenere gli esami. Le lezioni sono continuate per tutta la settimana del primo maggio, annullando le tradizionali vacanze, la cosiddetta Golden Week. Ora gli studenti che vogliano uscire da Shanghai per tornare alle loro case devono chiedere un permesso speciale.

Anche se ci sono solo due casi di SARS confermati ufficialmente dal Governo di Shanghai, dopo lo scandalo dell’epidemia occultata a Pechino, nessuno ci crede. Alcune sere fa prima di iniziare la lezione il mio professore ha chiesto di aprire le finestre per far circolare l’aria e anche di coprirsi la bocca in caso di un colpo di tosse o starnuto. Poi ha invitato tutti ad avere fiducia del Governo, soprattutto di quello di Shanghai, che è un governo responsabile.

Ora tutti sono consapevoli di quello che sta avvenendo ed è ammirevole la laboriosità di un popolo che, dopo che il Governo ha ammesso il problema, abbia preso coscienza del problema e si sia dato da fare ad ogni livello per arginarlo. Da un giorno all’altro sono apparsi all’ingresso di ogni isolato e di ogni rione cartelli e manifesti informativi sulla polmonite atipica; di porta in porta sono stati distribuiti volantini che invitano a mantenere un’igiene più rigorosa ed ogni singolo studente ha ricevuto il suo termometro e manuale di prevenzione. La mia padrona di casa mi ha subito chiamato per sapere se stavo bene e per raccomandarmi di lavarmi spesso le mani, di mangiare cibi più salutari, di non andare in luoghi affollati e per farmi tutte le altre raccomandazioni preventive.

Ma ormai da un mese si va solo a lezione o al lavoro, non si esce per andare in locali pubblici, molti locali della città sono stati chiusi ed è stato vietato qualunque tipo di evento che raduni folle di persone. Un’amica che lavora per un’agenzia di eventistica è già in vacanza perché per il momento tutto è fermo. Anche io mi ritrovo solo con pochi amici per lo più a cenare insieme o a vedere un film a casa di qualcuno.

Sapere che tanti cinesi finalmente si siano mobilitati e, male che vada, abbiano iniziato a forgiarsi una coscienza più educata sull’igiene mi fa sentire più rilassata, anche se non completamente sicura. Ormai continuo ad abitare tra di loro e preferirei non prendere una decisione sulla base di dicerie che si ascoltano nella strada. Purtroppo con la fiducia nella informazione governativa un po’ diluita, io, con gli shanghainesi, continuiamo la vita di sempre, illudendoci che Shanghai sia stata veramente colpita da un fulmine di fortuna.

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Pubblicato il 05 Maggio 2003
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