Voleva ucciderla. Ma il movente resta un giallo

È avvolto ancora dal mistero il suicidio di Lepera. La donna che ha tentato di uccidere era spaventata

Delitto passionale o gesto di un folle? resta avvolto nel mistero il suicidio di Francesco Lepera, il pensionato sessantaduenne di Cassano Magnago che prima di togliersi la vita, martedì pomeriggio, ha sparato tre colpi contro la proprietaria della gelateria dove, per passare il tempo lavorava di tanto in tanto. Secondo la testimonianza della moglie, l’uomo da qualche tempo era un po’ depresso, ma non al punto da far presagire il peggio e soprattutto la volontà di uccidere anche un’altra persona. E poi proprio quella donna. 
L’unica cosa certa infatti è che l’uomo voleva ucciderla. A salvarla (se l’è cavata con una ferita superficiale) è stato quel portone chiuso repentinamente alle sue spalle. Si, perché la donna si era accorta del Lepera, la stava seguendo e nonostante lo conoscesse, era spaventata, al punto da accelerare il passo, aprire in fretta il portone e chiuderselo alle spalle altrettanto velocemente. E lui ha proprio mirato, seguendo l’ombra attraverso il vetro dell’ingresso. Tre colpi per fortuna deviati dal suo spessore. Più tardi davanti al magistrato dirà che a decine di metri di distanza si era accorta che maneggiava con qualcosa, con la pistola appunto. Ma se lo conosceva perché non si era fermata a salutarlo, quando se l’era trovato quasi sotto casa, in via Papa Giovanni XXIII, mentre rientrava?
Sono ancora tante le domande a cui dare una risposta, così come resta da verificare la provenienza della pistola usata per la tragedia, una semiautomatica calibro 7.65. Lepera per quell’arma non aveva un porto d’armi e neppure ne aveva regolarmente denunciato il possesso. «Un particolare strano se inserito nel contesto di una persona apparentemente normale» dice oggi, mercoledì 14, Loredana Giglio, il magistrato della Procura della Repubblica di Busto Arsizio incaricata di seguire la vicenda, sulla quale rimane l’obiettivo di fare un minimo di chiarezza. 
Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso e il pm ha raccolto per il momento solo alcuni elementi. Del cadavere della vittima è stata predisposta l’autopsia, mentre sono state interrogate per due volte la proprietaria della gelateria cassanese, una donna di 56 sposata e madre di due figli, e la moglie di Lepera, che lascia due figli adulti. Da questi primi interrogatori è emerso ben poco. Secondo queste testimonianze, Lepera appare come una persona normale. Non era un pazzo insomma e non soffriva di turbe psichiche. «La moglie ha riferito che negli ultimi tempi era un po’ depresso» aggiunge ancora il magistrato. Ma da lì a supporre un gesto disperato, sembra che il passo sia troppo lungo. 
Una relazione fra la cinquantaseienne e il Lepera, ex impiegato, in pensione da pochi anni? oppure delle discussioni all’interno della gelateria. Secondo la proprietaria non ci sarebbe nulla di tutto questo. Ma le indagini dei Carabinieri coordinate da Giglio, punteranno a raccogliere testimonianze anche all’interno dell’esercizio commerciale dove lavora il figlio della donna. Per il momento c’è una tragedia, dai contorni incerti, che può solo ambire ad essere inserita in una casistica: delitto d’impeto svolto da una persona apparentemente normale.  


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Pubblicato il 14 Maggio 2003
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