Dopo decenni di degrado il palazzotto sarà restaurato

In due anni e mezzo l'immobile, che si trova in piazza san Giovanni sarà recuperato. Era in disuso da almeno quindici anni

Nasi all’insù e occhi puntati su quella palazzina che da quasi vent’anni aveva tutta l’aria della fatiscenza. Da qualche a giorno a Busto Arsizio i passanti della centralissima piazza san Giovanni, il cuore della città, si sono sicuramente interrogati sulle sorti di quell’immobile che ha cominciato ad essere incappottato dalle impalcature. I progetti di restauro che giacevano nei cassetti da quasi trent’anni, sono stati sbloccati e ore si parte con il recupero. La palazzina riacquisirà la sua originaria destinazione: uffici, negozi e residenze.  

La proprietà della palazzotto signorile dopo vari passaggi di eredità è ancora dei Ceriotti. L’architetto che ha curato il progetto è Giovan Battista Gallazzi, che è anche direttore dei lavori.  «Il progetto prevede il recupero di tutta l’immobile e della parte posteriore con una rivisitazione delle masse volumetriche all’interno del cortile e l’apertura di un portico sul lato che guarda la gioelleria Ceccuzzi» spiega. I lavori, che i progettisti e i realizzatori contano di terminare in due anni e mezzo, prevedono inoltre la sistemazione della facciata frontale, con il suo raddoppio che permetterà di riacquisire quella simmetria che era contenuta nei progetti di ottanta anni fa, ma mai realizzati. 

Le facciate esterne rimarranno fedeli all’originale. «Saranno mantenuti gli stessi colori, gli stessi graffiti per ripristinare la facciata come era in origine» aggiunge Gallazzi. A cambiare invece sarà il cortile interno. Si aprirà dello spazio e si ricaveranno dodici posti auto per i futuri residenti. Non che il palazzotto costruito intorno al 1910 abbia un valore artistico preciso. Ma nel bene e nel male questa palazzina rappresenta un angolo caratteristico del cuore cittadino. Vederlo cadere in pezzi non faceva impazzire nessuno. Se la costruzione non appartiene all’art decò, a quest’ultimo si ispirano alcuni particolari come le cinque inferriate, mentre un po’ di stile medievale, gli architetti di allora lo avevano messo nelle bifore e nelle finestre. Niente a che vedere con il Liberty invece, ma pur sempre un valore storico che ora sarà sarà rimesso in sesto   


 

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Pubblicato il 10 Giugno 2003
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