Pascoli a rischio. Sotto accusa il pic-nic domenicale

La mancanza di sensibilità dei "turisti della domenica" rischia di rovinare la nascente economia montana basata sull’allevamento di capre. Gli allevatori: «La comunità montana ci aiuti»

Auto e fuoristrada nei prati, fuochi accesi; teli, olio solare e sdraio: uno scenario da spiaggia. Tutto questo non a Rimini, ma a Casere, Vararo, Duno, sui rilievi della Valcuvia. E a farne le spese le aziende agricole della zona, che vedono i loro pascoli messi in pericolo dal ritorno del turismo della domenica in cerca di spazi per grigliate e pomeriggi all’ombra. Ma a danneggiare l’ecosistema nono sono, come si potrebbe sospettare, i rifiuti abbandonati: l’erba dei pascoli è messa a dura prova proprio perchè schiacciata dalla massa di persone che si spostano nei prati, alcune addirittura in auto.
A lanciare l’allarme il gruppo di allevatori caprini della Valcuvia, che racchiude cinque realtà presenti sul territorio – tre a Duno, e le rimanenti a Vararo, Cittiglio e Rancio Valcuvia – e che da alcuni anni stanno facendo segnare diversi punti a favore del ritorno delle economie montane basate sull’allevamento. Molto esplicito nello spiegare la questione è Renato Tommasini, giovane allevatore che assieme alla moglie dirige l’azienda agricola “Capre e cavoli” di Casere, una trentina di capre nella frazione montana di Laveno Mombello. «Il nostro, già è un lavoro molto duro di per sé, che ci costa fatica: vederlo vanificato per colpa di qualche maleducato mette addosso tanta rabbia – spiega Renato – a tal punto che nelle giornate più “calde”, come il 25 aprile, il primo maggio o Pasquetta, è meglio andarsene, altrimenti c’è il rischio di litigare ogni due per tre con le persone che vengono in montagna e vogliono fare i padroni. Alcuni capiscono l’errore e se ne vanno dai pascoli. Altri invece restano all’interno dei fondi, e, quando va bene, ti rispondono male. Noi siamo partiti con questa attività agli inizi del 2002 e il problema, segnalato anche dagli altri allevatori, si ripete di anno in anno».
Una situazione che si verifica non solo nel periodo primaverile, quando l’erba dei pascoli, se calpestata, non cresce come dovrebbe, ma anche in estate, quando la chioma erbosa è alta e il calpestio dei pascoli non produce nel foraggio la dovuta resa.
Dalla comunità montana l’assessore alle politiche agricole Antonio Cellina è a conoscenza del problema, e si dice disponibile a dare soluzioni. «Certamente è importante sottoporre innanzitutto all’opinione pubblica questo problema – spiega l’assessore – in modo da far riflettere chi viene a visitare le nostre valli che il rispetto dell’ambiente è la prima regola da seguire. Da parte nostra saremo attenti nella vigilanza ma soprattutto, visto questo ritorno dell’allevamento nelle zone montane, che è importantissimo per il mantenimento delle tradizioni ma anche per l’economia montana, cercheremo di dotare le aree più “appetibili” per i turisti di spazi appositi dove chi vorrà passare una domenica all’aria aperta potrà farlo rispettando l’ambiente».

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Pubblicato il 10 Giugno 2003
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