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«Ho messo a disposizione il mandato, ma nessuno mi ha chiesto di dimettermi». Sono le parole del presidente dell’Accam, il consorzio dell’inceneritore che si trova a Busto Arsizio e mette insieme ventisette comuni della nostra provincia e dell’Alto Milanese. Un consorzio che raccoglie e brucia una massa di rifiuti tale da far girare il suo bilancio intorno a cifre di 22 milioni di euro. Ancora poco rispetto alle potenzialità di un inceneritore, ma che rappresenta comunque un affare molto ambito su cui mettere le mani.
A due giorni dall’assemblea dei soci che avrebbe dovuto segnare le sue dimissione, Tovaglieri esprime la chiara intenzione di restare. Nella richiesta di nuovi equilibri politici all’interno del cda e di un ricambio ai vertici, contenuto nel documento votato in luglio non trova infatti una richiesta diretta di dimissioni. A meno che non sia votata una mozione di sfiducia dunque, l’attuale presidente è deciso a rimanere. Sulla questione abbiamo intervistato il presidente Tovaglieri.
È chiaro che la sua presenza non è gradita. Perché i sindaci non la vogliono? «Le richieste dei sindaci non sono e non possono essere chiare e dirette, perché avrebbero dovuto spiegare anche il motivo per il quale io avrei mancato nei confronti dell’amministrazione del cosorzio, non possono essere chiare quindi perché sono richieste pretestuose – spiega il presidente – alcune sono motivate da questioni personali, c’è nell’Accam chi, come il sindaco Frigoli mi ha sempre ostacolato e dal primo giorno ha voluto la mia testa». Ma si tratta solo di questioni personali o c’è dell’altro? «Ci sono molti comuni che vorrebbero mettere le mani sull’Accam, del resto è noto che i rifiuti rappresentano un affare molto importante , ci sono comuni come Legnano che mirano a soluzioni alternative allo smaltimento dei loro rifiuti e puntano magari a gestire direttamente un impianto o addirittura l’Accam tramite l’Amga, la sua municipalizzata e poi ci sono interessi che escono dalle cerchia dei ventisette comuni e salgono ad un livello regionale. Ovunque si vuole mettere mano sul business dei rifiuti».
Di che tipo di interessi si tratta? «Ci sono interessi incoffessabili sull’Accam e per questo non vengono mai palesate motivazioni plausibili che legittimino la richiesta di dimissioni».
Che cosa ha fatto lei per il Consorzio? «Ho realizzato il collaudo dell’impianto, che si trascinava da due anni e che stava per trascinarci in una situazione di illegalità, ho lavorato sulla localizzazione e sul coordinamento del personale, attuato la pulizia e regolato il deflusso delle acque reflue ed ho avviato la procedura per la gestione diretta dell’impianto, una iniziativa questa che potrebbe non andare a genio a tutti».
In che senso? «L’impianto è gestito in parte da una società esterna che è la Commissionig che fa parte di una holding molto potente in cui rientra anche l’Ansaldo, il contratto sottoscritto nella passata gestione con questa società è oneroso e svantaggioso per il consorzio, ci costa due milioni e mezzo di euro di canone all’anno e un milione e mezzo di pezzi di sostituzione che ci vengono forniti, ho calcolato che una gestione diretta ci potrebbe far risparmiare addirittura due milioni e mezzo di euro. E chi guadagna così tanto difficilmente rinuncia a questi appalti».
Quali sono oggi le priorità dell’Accam? «L’assemblea del consorzio deve assolutamente decidere e definire la questione della proprietà dell’impianto, la convenzione fra Busto e l’Accam e infine la produttività dell’impianto, sono tre questioni legate in modo inscindibile, perché per fare solo un esempio – spiega ancora Tovaglieri – non è possibile definire nella convenzione, quanti soldi possono essere destinati alla compensazione se non si determina correttamente quanto rende e guadagna l’impianto».
Ma cosa rappresenta l’Accam, oltre che un affare? «L’inceneritore è una realtà vitale per i servizi, ed è una risorsa per l’ambiente perché non è una discarica e i rifiuti sono energia rinnovabile che ci danno energia elettrica, ecco qual è la potenzialità dell’Accam, senza contare il personale che vi lavora, dipendenti di grande validità e con grande dedizione anche se non sempre gratificato. A loro va il mio ringraziamento anche per la posizione assunta in un documento redatto dalla rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) che ha espresso in una nota la sua raccomandazione affinché i vertici non fossero cambiati».
I comitati di quartiere hanno chiesto che fosse risanata la situazione di degrado intorno all’inceneritore. A che punto siamo? «Ho preso contatti con l’amministrazione comunale per intervenire economicamente, noi abbiamo messo a disposizione del risanamento un milione e mezzo di euro, visto che la spesa richiesta è superiore il comune ha fatto le richieste e attende finanziamenti da altri enti».
E se venerdì fosse avanzata e votata una mozione di sfiducia? «Non mi resterebbe altro che andarmene, ma non so se al consorzio conviene, anche dal punto di vista economico».
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