Teatro: una bufala tira l’altra

Il sindaco Fumagalli costretto a smentire se stesso per un articolo apparso sul quotidiano locale

Varese riavrà il teatro con firma d’autore. Un bel titolo, nell’edizione odierna del quotidiano locale. Dal bell’effetto che vale una prima pagina e un’apertura a nove colonne. Tanta gloria per chi dirige una città. Salvo che poche ore dopo l’arrivo dei giornali in edicola ecco puntuale la smentita ufficiale del primo cittadino. 
«Nel corso dell’intervista  non ho fatto alcun annuncio ufficiale né alcun nome». Anzi, la possibilità di demolire la caserma per farne un’opera architettonica "che lasci il segno del nostro tempo alle generazioni future è solo un auspicio". Non c’è alcuna autorizzazione da parte della Sovrintendenza.
Classico tormentone post estivo quindi? 
Niente affatto e, per rispetto dei lettori è bene fare un po’ di chiarezza. La politica degli annunci non ha mai fine e dispiace che spesso siano i professionisti della comunicazione a prestarsi a tali campagne.  
Sul teatro l’amministrazione Fumagalli ha fatto e disfatto, come del resto per tanti altri temi (si pensi solo all’Accademia e Villa Toeplitz, a piazza Monte Grappa, ecc). 
Circa tre anni fa, dopo aver rivisto il Piano regolatore per l’area dell’ex vecchio mercato coperto,  fece una gara per affidare uno studio di fattibilità proprio sul teatro. Vinse un gruppo prestigioso di professionisti e
il 14 febbraio 2001 venne presentato in pompa magna il progetto. Non solo, ma questa opera, dal 19 febbraio dello stesso anno, rappresentò Varese alla rassegna "progetto città" alla Fiera di Milano. L’amministrazione ebbe recentemente un’altra occasione di presentare propri progetti all’iniziativa dell’associazione architetti svoltasi pochi mesi fa. 
Intanto si lavorò per la realizzazione di un primo spazio, il teatro tenda. Discusso per l’estetica, ma intanto capace di attrarre migliaia di persone e anche di veder fallita la prima gestione per una manciata di euro.
Ora il Sindaco torna alla carica e spunta fuori anche il nome di Botta. Anche ammesso che ci sia qualcosa di vero viene da chiedersi, ma perché a Varese si fa e si disfa (spesso solo a chiacchiere) con una facilità estrema?
Per affidare un simile incarico non basta la buona volontà di un primo cittadino. Servono gare e soldi. Di questo non si parla nemmeno nella neonata Varese città europea. E poi,
il teatro c’è e va gestito e a tutt’oggi non si sa bene quale sarà il nuovo assetto. Il progetto per una struttura stabile c’è e ci è costato circa cento milioni di vecchie lire. Quali necessità nuove o grandi novità dovrebbero vederlo già archiviato?
Quando c’è reale esigenza di lanciare concorsi di idee (vedi piazza Repubblica) nessuno ha avuto il coraggio di prendere decisioni e così ai posteri via di questo passo si rischia di lasciare un’epoca di amministrazioni di annunci e boutade.

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Pubblicato il 04 Settembre 2003
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