Un “sogno cosciente” per battere la balbuzie

Varese - L'Università dell'Insubria ha organizzato un seminario dal titolo "Vincere la balbuzie". Sarà illustrata una tecnica, ideata negli Stati Uniti, che da oltre dieci anni viene applicata con successo anche nel nostro paese

Almeno il 2% della popolazione mondiale è affetta da balbuzie. Le difficoltà di espressione iniziano a manifestarsi all’età di 4 anni ma è solo intorno agli 8 che si riesce a capire se si tratta di un difetto fisico o emotivo.
Personaggi famosi ne sono rimasti vittima: da Napoleone a Manzoni, da Darwin a Churchill a Marilyn Monroe. Nella maggior parte dei casi il difetto ha ripercussioni gravi sulla vita sociale e professionale, agendo sulla propria autostima.
La balbuzie è conseguenza di un laringospasmo, cioè una forte contrazione della muscolatura della laringe che regola il grado di apertura delle corde vocali. La contrazione impedisce la normale vibrazione delle corde creando la disarmonica emissione dei suoni.
Esiste una tecnica riabilitativa, chiamata “Rêve eveillè” (il “sogno da svegli”), importata in Italia da due dottori dell’Istituto di Psicologia Clinica: i professori Renzo Rocca e Giorgio Stendoro.
Si tratta di una metodologia che abbina la tecnica fisiologica con un sostegno psicologico. Elemento centrale è la continua interazione tra piccoli gruppi di balbuzienti e di operatori con il fine di raggiungere l’uso corretto della propria voce. La casistica legata a questa tecnica evidenzia una percentuale di “guarigione” nell’80% dei casi, indipendentemente dall’età o dal contesto sociale del paziente, in un arco temporale brevissimo: due o tre mesi.
Il metodo “Rêve eveillè” verrà presentato lunedì prossimo, 22 settembre, nell’ambito di un seminario che l’Università dell’Insubria ha organizzato a Villa Toeplitz dalle 10.45. A presiedere i lavori il direttore della scuola di specializzazione in psichiatrica Simone Vender: «Sono molto interessato a questa tecnica. Ne ho sentito parlare in termini entusiasmanti. Ho voluto, quindi, organizzare un momento formativo perchè in Italia non ha ancora avuto l’attenzione che merita».
Tra i relatori anche Giorgio Stendoro, direttore del Dipartimento balbuzie dell’Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro.

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Pubblicato il 19 Settembre 2003
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