Volontariato in crisi: pochi giovani e troppe associazioni
Un monitoraggio e un osservatorio sul disagio femminile sono gli obiettivi del progetto, ideato da alcune associazioni di volontariato, che sarà presentato sabato 22 novembre al Salone Estense
Se ne parla decisamente di più. Ma ancora non abbastanza. Il maltrattamento femminile è un fenomeno in gran parte sommerso, che interessa, in modo trasversale, tutti i ceti sociali e tutte le culture. Per fare il punto della situazione alcune associazioni di volontariato (Andos Varese, CAV, Centro Donna, EOS, Caritas e il Consultorio
La Casa) sotto l’insegna del CVV ( Coordinamento delle associazioni e dei gruppi di volontariato socio-assistenziale
e sanitario della città di Varese) hanno deciso di avviare un monitoraggio a livello distrettuale e di dar vita ad un osservatorio con il coinvolgimento delle istituzioni preposte. Lo scopo è quello di avviare politiche preventive e campagne di sensibilizzazione, oltre a realizzare un coordinamento per gli interventi alle vittime. Per spiegare il Progetto sabato 22 novembre presso il Salone Estense si svolgerà il convegno dal titolo “Insieme per conoscere, capire e cambiare”.
Un titolo che, non a caso, sottolinea la necessità di avere un raccordo e un confronto tra le diverse associazioni e gli enti istituzionali. Un fine che, già 8 anni fa, indusse l’allora assessore ai servizi sociali Maria Rosa Madera a fondare il C.V.V. che oggi raggruppa 42 delle oltre cento associazioni
di volontariato operanti sul territorio nel campo assistenziale e sanitario. Alla guida Edoardo Golzi, da anni impegnato a portare conforto e sostegno ai carcerati dei Miogni :
«Il C.V.V. non fa solidarietà, ma la promuove. Funge da organo propulsore e aggregante. Al C.V.V. ci si confronta e nascono idee come può essere quella che presenteremo sabato prossimo».
Il C.V.V. si rivolge alle istituzioni, come interlocutore del mondo dell’associazionismo, alle singole istituzioni, promuovendo idee e raccogliendo suggerimenti, e ai cittadini, rispondendo alle richieste di aiuto o indirizzando chi vuole entrare in contatto con il mondo del volontariato.
«Oggi assistiamo ad una crisi delle vocazioni – afferma Golzi – si riesce con difficoltà a sostituire le persone che lasciano, a rinnovare i quadri. Ci sono pochi giovani che si avvicinano con responsabilità e costanza. Molti intraprendono questa via quando vanno in pensione, ritenendola un riempitivo del proprio tempo libero. E’ indubbiamente importante questo contributo, ma forse è sbagliata la partenza: fare qualcosa
per gli altri arricchisce chi lo fa, lo fa crescere. Non è un riempitivo, è un modo per scoprire nuovi valori».
Il mondo dell’associazionismo, soprattutto in campo sanitario o sociale, nasce spesso da un bisogno di auto-aiuto: sono famigliari di malati, che si riuniscono per confrontarsi, scambiarsi esperienze, darsi una mano: «E’ un universo veramente immenso. A volte, anche troppo. In questo settore non è consigliabile coltivare il proprio orticello: meglio pensare al bene di chi si vuole assistere e mettere da parte le proprie esigenze. Con la crisi di vocazioni a cui assistiamo, sarebbe meglio riunire le forze».
Per diventare un volontario non occorrono competenze specifiche : «Una cosa, però, è importantissima: la capacità di ascoltare l’altro, di mettersi a disposizione di chi ha bisogno di aiuto, mettendo in secondo piano la propria esperienza».
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