De Feo, un uomo sconfitto
Già condannato per Tangentopoli l'ex segretario provinciale della dc coinvolto nuovamente in una vicenda di corruzione
L’arresto di Antonio De Feo sorprende perché appare incredibile che chi ha già vissuto un’esperienza amarissima come quella del carcere non abbia scelto nuovi percorsi di vita.
Un arresto non è una condanna, non tocca a noi emettere sentenze, resta il fatto che oggi per i provvedimenti di custodia cautelare ci sono rinnovate cautele da parte dei magistrati.
Per Antonio De Feo ho avuto molta simpatia: lo conobbi come assessore alla cultura, la città gli deve la fondazione del Premio Chiara, alla città, con la sua militanza in Tangentopoli, De Feo qualche danno di immagine l’ha creato.
Quando, sono passati ormai diversi anni, il dottor Abate lo mandò ai Miogni per avere violato la legge in qualità di segretario provinciale della dc, fui sorpreso ma non pensai a un suo arricchimento personale. De Feo qualche mese prima aveva voluto ospitare nella sua abitazione la giuria letteraria e i segretari del " Chiara": per noi fu quasi una choc, l’abitazione era molto modesta e occupata da una squadra di vivacissimi bimbi, i suoi figli.
Il tenore di vita non era cambiato quando la Giustizia lo raggiunse, in noi ci fu la convinzione che De Feo fosse appagato di molto dal ruolo politico che gli era stato affidato: lui "terunel" tanto abile da gestire la politica del partito più forte, spesso più vicino al 40 per cento dei voti che non al 30. Non ho seguito nei dettagli le sue vicende giudiziarie e personali: poco dopo essere uscito dal carcere mi scrisse chiedendo aiuto, cercai lavoro per lui, non ebbi risposte positive. Non ci fu più contatto alcuno, anche con altri di quella stagione politica non ebbi rapporti, ero arrabbiato con loro e soprattutto con me stesso per la figura quanto meno da ingenuo che avevo fatto all’apertura della vicenda di Tangentopoli. Avevo infatti scritto che mi sembrava impossibile un coinvolgimento dei nostri politici in vicende tanto vergognose dal momento che si viveva in una comunità piccola e mai essi avrebbero "esposto" le loro famiglie. Un bel pirla.
Il secondo arresto di De Feo mi fa pensare, se le accuse saranno provate, a una vita infelice, sua personale e dei suoi famigliari, ad amici che forse non l’hanno aiutato a ritrovare la serenità e la strada giusta, a un destino che non gli ha concesso di riabilitarsi pienamente. Quando rientrerà nella nostra comunità rifarò il giro delle conoscenze per vedere se una mano questa volta gli verrà tesa. Non mi va che calino le ombre della sera della vita su un uomo totalmente sconfitto.
Anche oggi come varesino non riesco a essere arrabbiato sino in fondo con lui. Per via del Premio Chiara.
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