Il pesce del Ticino è carico di Ddt
Le analisi sulle anguille rivelano che la presenza della sostanza tossica supera di sette volte il limite stabilito dalla legge
Prima ne è stata dichiarata la "non balneabilità", adesso arriva la batosta sulla commestibilità del suo pesce. Il fiume Ticino naviga proprio in cattive acque e la conferma arriva dai risultati della campagna di monitoraggio sulla salute del corso d’acqua svolta dall’ente parco. Le analisi, condotte dall’Arpa su alcune specie ittiche tra cui: barbi, cavedani e anguille, rivelano la presenza massiccia di Ddt , un antiparassitario usato in agricoltura, e Pcb (bifenili policlorurati), sostanze impiegate in passato nelle vernici, nei condensatori e per sigillare le giunture delle costruzioni in calcestruzzo.
I campionamenti sono stati eseguiti sia a nord, nel tratto di fiume che va dalla diga della Miorina a Oleggio, sia a sud, nel tratto che va da Vigevano a Pavia. I dati chimico-fisici e batteriologici dimostrano che il fiume subisce un notevole peggioramento della qualità procedendo da nord a sud, soprattutto nella parte centrale a causa della concentrazione di scarichi degli impianti di depurazione.
Ad eccezione del cavedano, che rientra nei limiti di legge, nelle carni di anguilla e barbo la presenza dei due inquinanti è al di sopra dei quantitativi indicati dalla normativa vigente per il Ddt e del limite consigliato per il Pcb. Nelle anguille che vivono nella parte a nord del Ticino la presenza di Ddt supera di sette volte il limite di legge che ne decreta la commestibilità umana. Nella zona a sud il parametro supera di due volte e mezzo il limite consentito. Per quanto concerne il Pcb nelle anguille, nei rilevamenti fatti a nord, è stata rilevata una presenza di inquinante da 5 a 8 volte oltre al limite consigliato; mentre, nel tratto sud del fiume, la concentrazione di Pcb si attesta a 2-3 volte sopra tale limite. Per il barbo, invece, è stato di poco superato il limite per il Ddt in un solo campionamento nella zona sud del fiume.
La qualità scadente delle acque del "fiume azzurro" è dovuta anche ai quattro affluenti principali: il Terdoppio Novarese e la Roggia Cerana per la parte piemontese, il torrente Strona, il torrente Arno e la roggia Vernavola per la sponda lombarda, le cui acque sono inquinate da scarichi industriali e civili.
Nel 1994 era stata condotta un’analoga ricerca su anguille e cavedani del Ticino. Allora non si era rilevata alcuna presenza di Ddt e Pcb, quindi si ritiene che l’inquinamento del fiume, per quanto concerne queste sostanze, sia relativamente recente e probabilmente derivante da quello precedente rilevato nel Lago Maggiore.
Per poter tenere sotto controllo la popolazione ittica i due Parchi del Ticino (lombardo e piemontese) hanno chiesto alle Regioni Piemonte e Lombardia – senza avere ricevuto ancora risposta- un finanziamento di 378 mila euro per un piano di monitoraggio di cinque anni, che consenta di valutare l’estensione della contaminazione nell’ecosistema fluviale e la sua durata nel tempo.
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