Euro falsi, trovata una seconda “zecca” clandestina

Prosegue l'operazione dei carabinieri di Varese. La convivente di Griggi: «Lavori bloccati, sono preoccupata per i nostri operai»

Una seconda macchina, capace di stampare biglietti falsi da cinquanta euro praticamente perfetti. E’ quella che i carabinieri di Varese hanno trovato a Baveno seguendo la pista tracciata con l’operazione "Easy Money". Alla lista degli indagati si è aggiunto un amico del titolare della prima tipografia scoperta dai militari dell’arma, un uomo che in un capannone, nelle vicinanze di Baveno, nascondeva un secondo impianto e i bidoni con l’inchiostro necessario per stampare le banconote. 
I carabinieri hanno anche perquisito l’abitazione dell’uomo e vi hanno trovato nascoste le matrici che ancora non erano state scoperte. 
Non ancora rivelata l’identità dell’uomo. Si sa che non ha una attività di stampatore; ha solo prestato per amicizia il proprio capannone industriale a Gianmario Griggi, il primo arrestato dell’operazione. 
Le cautele degli inquirenti hanno una spiegazione: all’appello dei fermi mancano ancora due indagati per i quali sono già stati spiccati nella notte di sabato scorso gli ordini di arresto si sono finora dimostrati irreperibili. Sempre ieri il gip di Busto Arsizio, Olimpia Bossi, ha convalidato l’arresto in flagranza di Gianmario Griggi, il titolare della tipografia di Baveno da cui è partita l’inchiesta. L’uomo era stato fermato a Besnate dai carabinieri che nella sua auto, una Volvo, avevano trovato un milione di euro falsi.  
Il tipografo ha ammesso di aver stampato gli euro falsi ma soltanto su "ordinazione" mettendo a disposizione la carta a chi aveva i cliché . 
Resta da chiarire quanto denaro i falsari siano riusciti ad immettere sul mercato: a Milano, lo scorso aprile, era stata sequestrata una prima tranche di 25 mila euro; un’altra di 40 mila euro era stata intercettata quindi era scattata l’operazione "Easy Money", proprio per scongiurare l’immissione "sul mercato" di altri soldi contraffatti. 
Nel frattempo rimane sotto sequestro la lipolitografia del Griggi in via Cave. 
Pizzi Patrizia, la convivente di Gianmario Griggi, oggi era sul posto di lavoro. Lei è la proprietaria del reparto dell’azienda che si occupa della riproduzione di tutto ciò che non è carta. 
Con lei i 13 dipendenti della ditta. «Cosa vuole che le dica – risponde al telefono – siamo qui, abbiamo fatto tutte le domande di dissequestro, ma ci costringono a stare fermi. Sono preoccupata per i ragazzi, sono tutti giovani, hanno bisogno di lavorare».
Anche la donna è risultata del tutto estranea alle indagini condotte sulla zecca. «L’ho già detto agli inquirenti, non sapevo nulla. Mi è crollato il mondo addosso». 
Non sospettava nulla la donna che, racconta, non ha avuto ancora modo di parlare con il suo uomo da sabato pomeriggio. «Il signor Griggi – dice – era spesso fuori casa, anche per i suoi impegni sportivi, non era mia abitudine seguirlo o sapere cosa facesse quando non era a casa».


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Pubblicato il 29 Settembre 2004
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