«Mi hanno chiuso le porte in faccia»
Giovanna Alagna, madre di Davide Giaramita, descrive la sua odissea per assistere il figlio disabile
Giovanna Alagna è la madre del ventiduenne Davide Giaramita ed è il suo unico sostegno. Con fermezza e dignità fuori dal comune racconta una storia drammatica di sofferenza quotidiana e di insensibilità burocratica. «Siamo qui a Busto dai primi mesi del 2002. Ci siamo spostati qui perché speravo di trovare strutture socio-sanitarie più attrezzate di quelle esistenti in Sicilia; mio figlio è disabile fin dalla nascita e ha bisogno di nove ore di fisioterapia quotidiana. Da quasi tre anni, ormai, chiedo all’assessorato ai Servizi Sociali che ci assegnino una casa popolare, ma l’assessore Mazzucchelli ci ha sempre invariabilmente risposto che prima vengono i residenti bustocchi, poi gli altri. Sono disoccupata, con un figlio disabile al 100 cento a cui è stato anche tolta la pensione d’invalidità. Ci aiutassero almeno a pagare l’affitto, ma finora non abbiamo ricevuto nemmeno un centesimo dal Comune! Noi dal 18 ottobre abbiamo anche lo sfratto: vorrà dire che mi accamperò all’assessorato ai Servizi Sociali».
La vicenda della revoca della pensione d’invalidità, con le migliaia di falsi invalidi presenti nel nostro Paese, fa rabbia. «La commissione medica ha tolto la pensione d’invalidità a mio figlio semplicemente perché Davide riusciva ad alzarsi dalla sua sedia a rotelle». Blocco dell’erogazione della pensione in attesa di rivederlo in una visita successiva. «Nel frattempo passano le settimane e noi non abbiamo più niente, nemmeno da mangiare. Se non era per il signor Porfidio a quest’ora eravamo morti di fame nel senso letterale del termine». La storia della signora Giovanna e di suo figlio Davide è una storia di lotta quotidiana vissuta con estrema dignità e dirittura morale.
«Da ventidue anni lottiamo da soli, io e lui. Il mio matrimonio è andato in pezzi quando è nato Davide, che ho voluto tenere con tutte le mie forze. Ho fatto mille, diecimila lavori diversi per guadagnare abbastanza da potergli pagare le ore di fisioterapia quotidiana. Ho fatto davvero di tutto, ma non mi sono mai abbassata, non mi sono mai venduta. Conosco il dolore e la sofferenza, nella mia famiglia sono di casa: mia sorella, medico, è morta di sclerosi multipla a 39 anni, mia madre è morta di cancro, e le ho assistite fino alla fine. Eppure ho tanta, tanta fede nel Signore, che alla fine farà giustizia di tutto, anche di chi non ci ha aiutati quando avevamo bisogno. La verità è scomoda, la verità fa male e fa sentire soli, ma io non mi sono mai tirata indietro quando bisognava dirla».
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