Duplice omicidio di Arcisate, la parola al Ris di Parma
Inviata ai superinvestigatori la macchina su cui sono stati trovati i due cadaveri. Annunciato l'arrivo a Varese dei carabinieri del Cio, reparti d'intervento mobili
Sul duplice omicidio, avvenuto ad Arcisate sabato scorso, ci sono ancora poche certezze. I carabinieri di Varese, che hanno chiesto l’intervento dei colleghi del Ris (reparto investigazioni scientifiche) di Parma per capire la dinamica dell’agguato, stanno indagando sulle ultime ore di vita delle due vittime, i loro incontri e le telefonate fatte con i cellulari. Di certo Giuseppe Petralia a mezzogiorno del 13 novembre era ancora vivo, perché avrebbe pranzato con i parenti. Più difficile, invece, ricostruire gli ultimi movimenti di Emanuele Costa.
La segnalazione ai carabinieri della presenza dei due cadaveri nella Bmw del Costa è stata fatta dalla figlia del Petralia alle 22 e 40 di sabato. La donna, mentre tornava con il marito dal supermercato Esselunga di Arcisate, dall’alto del cavalcavia che sovrasta la zona industriale della cittadina, avrebbe notato che il cancello della ditta di demolizioni del padre era ancora aperto. Insospettita da quella insolita apertura – il sabato la chiusura era alle 12 – e dal fatto che il padre non rispondeva al telefono, è entrata nel parcheggio della ditta dove ha fatto la macabra scoperta. Gli investigatori, quando sono arrivati sul posto, non hanno trovato tracce di altre automobili e presumono che le vittime fossero arrivate sul luogo da poco tempo. Una risposta sul momento del decesso verrà fornita dall’autopsia, già disposta dal pubblico ministero Massimo Politi e prevista per domani all’ospedale di Circolo di Varese.
Sia il Petralia che il Costa erano originari della Sicilia, il primo di Enna, il secondo di Messina, ed entrambi risiedevano a Montegrino Valtravaglia. Avevano due attività lavorative diverse: il Costa era proprietario di una società euroimmobiliare, mentre il Petralia di una ditta di demolizioni. Molto probabilmente non solo si frequentavano, ma erano in affari tra loro. Entrambi avevano avuto precedenti penali per reati contro il patrimonio, in particolare furto e ricettazione. Gli inquirenti tendono però ad escludere l’appartenenza delle due vittime a giri più grossi e conseguentemente ad un ritorno in grande stile della malavita organizzata nel Varesotto. «Per come è stato compiuto e per le modalità esecutive poteva compierlo chiunque», dicono gli investigatori. Una frase che lascia aperte molte ipotesi.
Nel frattempo il comando provinciale dei carabinieri annuncia l’arrivo sul territorio del Cio (Compagnia d’intervento operativo). Si tratta di reparti mobili, che fanno capo al battaglione dei carabinieri di Milano, utilizzati per fronteggiare, con la necessaria tempestività, improvvise situazioni di pericolo per la pubblica sicurezza. A Varese arriveranno almeno 10 pattuglie per combattere i reati contro il patrimonio. Una presenza che libererà notevoli risorse investigative.
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