La LAV: «Busto non finanzi esperimenti su animali»
Dopo l'adesione del Comune di Busto Arsizio a Telethon, la LAV chiede che Busto vincoli i finanziamenti a ricerche che non comportino esperimenti sugli animali
«Non siamo contro la ricerca, nè contro Telethon. Tuttavia dobbiamo dire che il finanziamento dato dal comune di Busto non andrà a progetti specifici; ricadrà invece "a pioggia" anche su quei rami della ricerca che si ostinano ad infliggere immotivate sofferenze agli animali». È intransigente Francesco Caci, leader degli animalisti bustocchi della LAV, quando si tratta degli animali e del loro diritto di non soffrire per mano dell’uomo. Nè teme l’impopolarità che gli deriverà sicuramente dal criticare un progetto da tutti considerato eccellente e necessario come Telethon.
Ma dopo l’adesione del Comune di Busto Arsizio all’importante progetto, rivolto a curare gravi malattie di origine genetica, la LAV sente il dovere di mettere i puntini sulle i. «All’interno di Telethon è possibile scegliere i progetti da finanziare, e ve ne sono molti che non prevedono esperimenti su animali» continua Caci. «Ciò che chiediamo è semplice: che il Comune di Busto, già impegnatosi per porre fine alla vivisezione presso l’Università dell’Insubria, si impegni a vincolare i suoi finanziamenti a Telethon a ricerche che non comportino crudeltà contro gli animali. Se del caso, Busto ritiri i fondi già stanziati, in modo da non finanziare la vivisezione. Peraltro, già l’anno scorso uscimmo sulla stampa con questi argomenti, ma evidentemente abbiamo trovato orecchie sorde o dimentiche del nostro richiamo».
Il contrasto fra chi vorrebbe tutelare anche topi e cavie da ogni sofferenza e chi sostiene che il loro "sacrificio" sia indispensabile pe far progredire la medicina è ormai radicato e antico. A sostegno delle proprie tesi, la LAV, nel duro comunicato stampa con cui critica l’adesione "senza se e senza ma" di Busto a Telethon, cita l’inutilità scientifica di questo genere di esperimenti. «Ogni specie reagisce in maniera diversa alle sostanze con
le quali viene a contatto» ricorda la LAV.
Spietato il giudizio degli animalisti su chi compie queste sperimentazioni e sui suoi moventi. «Le aziende farmaceutiche utilizzano i test su animali
perchè con essi possono dimostrare quello che vogliono, mettendo sul mercato farmaci inutili alle persone ma proficui per i
propri azionisti. Per quanto riguarda i ricercatori, le loro carriere si basano sul numero di pubblicazioni prodotte; e solo grazie agli esperimenti sugli animali essi ne possono
produrre parecchie in brevissimo tempo». E ancora, a rincarare la dose: «Gli istituti di ricerca annunciano periodicamente
"eccezionali scoperte", ad esempio topi paralizzati che riprendono a
camminare. Ma quando si chiede se la tecnica
utilizzata sia applicabile agli esseri umani, la risposta è
negativa, salvo poi aggiungere di essere vicini all’obiettivo: «altri cinque anni e cureremo
gli uomini!». Così si chiedono altri soldi ai cittadini, e dopo cinque
anni i ricercatori o non si fanno più sentire e cambiano progetto
(chiedendo soldi per le nuove ricerche), oppure rilanciano: «stavolta ci siamo vicinissimi, dateci ancora contributi per
altri cinque anni!». Un bel business, insomma. Sulla pelle degli animali e
sulle lacrime dei familiari dei malati, truffati dai "falsari della
scienza"».
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