«Shrek, innovazione tra classicismo e rivoluzione»

Iniziata la battaglia cinematografica di Natale: venerdì nelle sale la storia dell'orco e della principessa. Come è cambiata la fiaba? Intervista con Betty Colombo, anima dell'Associazione Culturale Arteatro di Cazzago Brabbia

La fiaba è una delle poche cose che non stanca mai. Adulti e bambini vengono rapiti dal racconto a volte incalzante, altre suadente dei milioni di fiabe che l’uomo ha inventato. Dalla notte dei tempi il racconto fiabesco parla alla gente con metafore e atmosfere uniche, dando libero sfogo alla fantasia di grandi e piccini. Il 17 dicembre uscirà Shrek 2, il secondo capitolo del film che ha incollato agli schermi milioni di persone in tutto il mondo. Molti hanno interpretato la storia del verde e orrendo orco come una vera e propria rivoluzione nella narrazione fiabesca.

Maestra nel raccontare fiabe ad adulti e bambini è Betty Colombo, creatrice insieme al marito Chicco Colombo dell’Associazione Culturale Arteatro di Cazzago Brabbia, diventato negli anni un punto di riferimento per il teatro dei burattini e per l’innovazione nella narrazione fiabesca. Il clima del piccolo teatro al piano superiore della struttura in via Piave è caldo e accogliente, si ha l’impressione di entrare in un altro mondo, un universo dove la fiaba è assoluta protagonista. I bambini sono appena usciti, hanno assistito allo spettacolo “Rodari recital”. Dopo una visita alle Ghiacciaie di Cazzago, torneranno in teatro per fare attività di laboratorio e poi metteranno in scena le loro creazioni: un modo interessante e coinvolgente per attirare i bambini e appassionarli al teatro.  

Betty Colombo, Shrek ha veramente cambiato il modo di raccontare le fiabe?

A mio modo di vedere, il divertente racconto dell’orco e dei suoi compagni di viaggio mantiene e rispetta in pieno la struttura classica della fiaba. Il lieto fine, il viaggio, le prove, i pericoli, la magia, gli oggetti sono i canoni che si ritrovano nelle fiabe da sempre. La vera rivoluzione è la bruttezza del protagonista e della sua compagna, che da bella principessa si trasforma nel primo capitolo in orrenda orchessa. Per il resto ritrovo in Shrek le caratteristiche universali ed eterne della fiaba.

Quali sono le caratteristiche che rendono la fiaba eterna?Innanzitutto il fatto che dà speranza, che evidenzia le possibilità di chiunque di avere quello che non ha mai avuto. La fiaba è universale, indipendentemente che uno sia ricco o povero, bello o brutto, colto o ignorante la fiaba racconta a tutti che si può migliorare e risveglia la fantasia di chi ascolta.

È cambiato il modo di raccontare le fiabe?    

È cambiato il modo di proporle al pubblico. Ci si deve avvicinare alla sensibilità moderna, usare la tecnologia per rendere la fiaba sempre più accattivante. Il mezzo tecnico usato con intelligenza dà valore alla narrazione e viene valorizzato a sua volta dalla narrazione stessa. La creatività è un aspetto fondamentale e in continua evoluzione. Oggi ad esempio abbiamo messo in scena alcuni racconti di Gianni Rodari, uniti ad alcuni video di Lele Luzzatti montati in un certo modo: dalla semplice narrazione si arriva alla sperimentazione attraverso la tecnologia, partendo sempre e comunque dalla fiaba, senza la quale la tecnologia è fine a se stessa. Un altro esempio è lo spettacolo “Numerino”: la scenografia e i personaggi sono di carta, ma con i video si crea una “contaminazione” che arricchisce il teatro e viceversa.

E i bambini? Sono cambiati?

La fiaba contraddice quanto si dice comunemente dei bambini. È vero che i tempi televisivi e le nuove tecnologie portano le nuove generazioni ad avere un’attenzione sempre più limitata, ma quando racconto le fiabe prestano un’attenzione massima. Mi trovo spesso in biblioteche circondata da molti bambini e quando recito non vola una mosca. La fiaba aiuta ad imparare ad ascoltare. Recitare non è solo il racconto della fiaba, ma è la trasmissione di sensazioni attraverso la voce, il corpo, le parole. Come ha detto Paolo Poli: «La lettura allarga il cervello, la parola scalda il cuore».

Pensa che l’importanza del raccontare fiabe si stia perdendo?

Il tempo è poco, i ritmi frenetici. Pochi sono i bambini fortunati che hanno qualcuno che racconta loro fiabe. Molti di più sono quelli che conoscono le fiabe dalla televisione, viste in solitudine in videocassetta. Manca l’interscambio, la narrazione orale, il contatto con la voce e con il corpo. È difficile spiegare agli adulti che raccontare fiabe è un bene per i bambini e per loro stessi, fa bene, aiuta a capirsi e a capire sentimenti e sensazioni. La mia è una missione: sono convinta che attraverso la fiaba si possa migliorare e porto questa mia convinzione in tutte le rappresentazioni che metto in scena, provo a trasmettere quello che sento. Sono contenta quando vedo che la gente apprezza, che gli adulti e i bambini tornano a vedere i nostri spettacoli. Un esempio di questo è Hansel e Gretel: lo mettiamo in scena da diciannove anni, la fiaba è semplice e tradizionale, ma piace e coinvolge e noi andremo avanti fino a quando potremo. La fiaba, ne sono certa, non stanca mai.

 

Per informazioni e prenotazioni degli spettacoli per la scuola e le domenche burattine si può chiamare i numeri 0332964402, 3933315016 o 0332947610 oppure scrivere a arteatro@libero.it  

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Pubblicato il 16 Dicembre 2004
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