Cyberbullismo, sexting e adescamento: le insidie nella vita online dei minori

“I dati ci dicono che il fenomeno cresce, la prevenzione parte dalle relazioni”. Intervista alla psicoterapeuta Isabella Gioiosi che sarà ospite martedì 17 marzo (inizio 18 e 30) a Varese

Generica 2020

Martedì 17 marzo alle ore 18.30 alla Sala Matrimoni del Comune di Varese si terrà l’incontro dal titolo “Cyberbullismo, sexting, adescamento online, revenge porn – come proteggere bambini e ragazzi dai rischi tecnologici”. A intervenire saranno la psicoterapeuta Isabella Gioiosi e l’avvocata Lidia Muser. L’appuntamento rientra nella stagione culturale promossa dall’associazione di promozione sociale “Essere Esseri Umani”, fondata dalla psicoterapeuta Marta Zighetti.
Il ciclo di incontri, intitolato “Prevenire la violenza che cambia: consapevolezza e responsabilità tra individuo, famiglia e società”, è diventato negli anni un punto di riferimento per chi vuole approfondire temi legati all’educazione, alle relazioni e alla prevenzione della violenza.
In vista dell’incontro abbiamo intervistato Isabella Gioiosi per comprendere meglio i rischi digitali che coinvolgono i più giovani e il ruolo degli adulti nella prevenzione.
La partecipazione è gratuita con prenotazione tramite Eventbrite .

varese varie
la psicoterapeuta Isabella Gioiosi

Dottoressa Gioiosi, quanto sono diffusi oggi cyberbullismo, sexting e adescamento online tra bambini e adolescenti?
«Gli ultimi dati disponibili in Italia sono quelli Istat del 2023, basati su un campione di circa 39 mila ragazzi tra gli 11 e i 19 anni. Ci dicono che un giovane su cinque è coinvolto in episodi di bullismo o cyberbullismo, e il fenomeno è in crescita. Sarebbe importante avere dati anche sulle fasce di età più basse, perché osserviamo segnali di aumento già nella scuola primaria. Per quanto riguarda il sexting, cioè lo scambio di messaggi, foto o video a contenuto intimo tramite smartphone o internet, gli studi europei indicano che coinvolge circa il 15-20% degli adolescenti, soprattutto tra i più grandi. Poi c’è il tema dell’adescamento online, o grooming. Le ricerche mostrano che circa un ragazzo su cinque può entrare in contatto con sconosciuti che cercano di instaurare una relazione privata, talvolta con l’obiettivo di manipolarlo o sfruttarlo sessualmente. Sono dati che ricordano quanto lo spazio digitale sia ormai parte della vita quotidiana dei ragazzi e richieda attenzione educativa e dialogo tra adulti e minori».

Quali sono i segnali che possono indicare che un minore è vittima di cyberbullismo?
«Spesso i ragazzi non raccontano subito ciò che accade online. Per questo è importante osservare alcuni segnali. Le ricerche mostrano che le vittime di cyberbullismo presentano più frequentemente ansia, tristezza, isolamento sociale e calo del rendimento scolastico. Una grande meta-analisi ha evidenziato che i giovani coinvolti hanno anche un rischio significativamente più alto di sviluppare sintomi depressivi e pensieri suicidari rispetto ai coetanei. Tra i segnali concreti possiamo notare cambiamenti improvvisi dell’umore, disagio quando arrivano notifiche sul telefono o un progressivo ritiro dalle relazioni con i pari. Naturalmente questi indicatori non significano automaticamente che ci sia cyberbullismo, ma devono spingere gli adulti ad avvicinarsi con attenzione e aprire uno spazio di ascolto».

Come possiamo insegnare ai ragazzi a riconoscere situazioni sospette senza spaventarli?
«La chiave è parlare di sicurezza digitale nello stesso modo in cui parliamo della sicurezza nella vita quotidiana: con chiarezza ma senza allarmismi. Possiamo spiegare alcune regole semplici. Per esempio prestare attenzione quando qualcuno online chiede di mantenere segreti, propone di spostare la conversazione in chat private oppure chiede foto o informazioni personali. Sono campanelli d’allarme. Il messaggio fondamentale è questo: se qualcosa fa sentire a disagio, è giusto fermarsi e parlarne con un adulto di fiducia. Le ricerche mostrano che i ragazzi che riconoscono i rischi e hanno adulti disponibili al dialogo sono anche quelli che riescono a proteggersi meglio».

È meglio proibire o accompagnare il minore nell’uso della tecnologia?
«La strategia più efficace è accompagnare, non proibire. I divieti rendono l’uso dei dispositivi ancora più desiderabile e spesso i ragazzi trovano comunque il modo di accedervi, magari senza che gli adulti lo sappiano. È più utile una mediazione attiva dei genitori, parlare con i figli di ciò che fanno online, spiegare i rischi e stabilire alcune regole condivise. Non è solo una questione di tempo trascorso davanti allo schermo, ma di che cosa accade in quel tempo. Mostrare curiosità, interessarsi ai videogiochi o alle piattaforme che utilizzano i ragazzi crea un linguaggio comune e rafforza il dialogo».

Come si aiuta un minore vittima di queste situazioni a ricostruire fiducia e serenità?
«Il primo passo è sostenerlo, deve sentirsi creduto. Molti ragazzi provano vergogna o paura di essere giudicati, e questo li porta a tacere. Gli adulti devono ascoltare senza colpevolizzare. Poi bisogna interrompere la situazione di rischio, conservare le prove, bloccare i contatti e coinvolgere la scuola o altri adulti di riferimento. Questo aiuta il ragazzo a percepire che la situazione può essere gestita. Successivamente c’è un lavoro più profondo di ricostruzione dell’autostima, attraverso relazioni positive e attività che facciano sentire il ragazzo competente e sostenuto. Quando necessario, può essere utile anche un supporto professionale».

Perché molti adolescenti sottovalutano il rischio di condividere immagini intime?

«I ragazzi di oggi crescono in un contesto di altissima esposizione alle immagini, anche molto esplicite. Questo rende certe dinamiche più normalizzate. Inoltre in adolescenza il bisogno di approvazione del gruppo è molto forte e spesso pesa più della valutazione delle conseguenze future. Per questo è importante spiegare che un contenuto digitale può essere copiato, salvato e diffuso rapidamente anche senza consenso. L’educazione digitale deve andare di pari passo con l’educazione affettiva, aiutando i ragazzi a comprendere il valore della privacy, del rispetto e dell’intimità».

La partecipazione è gratuita con prenotazione tramite Eventbrite .

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 13 Marzo 2026
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