Sindrome metabolica e rischio cardiovascolare: esperti a confronto

Quinta giornata varesina organizzata dall'Università dell'Insubria

Le malattie cardiovascolari quali l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale rappresentano la prima causa di morte nei paesi occidentali, sia per le donne, sia per gli uomini. Tra i fattori di rischio, rivestono un ruolo di particolare importanza l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito e le dislipidemie (alterazioni dei livelli di colesterolo e trigliceridi). Il rischio di danni cardiovascolari aumenta poi notevolmente quando queste condizioni, come spesso accade, sono tra di loro associate costituendo quella che viene definita "sindrome metabolica".

Nel gestire un paziente iperteso, obeso, diabetico o dislipidemico, è quindi necessario valutare anche l’eventuale presenza di altre componenti della sindrome (profilo pressorio, indice di massa corporea, profilo lipidico, metabolismo glucidico) e definire così il reale livello di rischio cardiovascolare del paziente, la terapia dietetico-comportamentale e farmacologica più opportuna non solo per correggere il singolo problema (ipertensione, diabete, obesità o dislipidemia), ma anche per ridurre globalmente il rischio cardiovascolare del paziente.

Attualmente la sindrome metabolica, nei suoi aspetti fisiopatologici, clinici e terapeutici, è oggetto di un numero rapidamente crescente di studi. Proprio le più recenti conoscenze e le principali innovazioni nel campo della prevenzione, della diagnosi e del trattamento di questo disturbo costituiscono l’oggetto della "5^ Giornata varesina in tema di: Sindrome metabolica e rischio cardiovascolare", in programma sabato 4 dicembre a Varese presso l’Hotel Palace.

L’appuntamento, che riunisce annualmente oltre 200 esperti del settore provenienti dall’Università dell’Insubria e da altri Atenei italiani, si focalizza quest’anno sui rapporti tra sindrome metabolica e cuore, rene, malattie cerebrovascolari, menopausa, tromboembolie venose. Particolare attenzione sarà rivolta a due tematiche di sviluppo molto recente: il ruolo del grasso addominale come organo endocrino che interviene in modo molto rilevante nel determinare la sviluppo della sindrome metabolica e il danno determinato dalla sindrome metabolica a carico del fegato, danno che in alcuni pazienti può condurre fino alla cirrosi epatica.

Il congresso, presieduto da Achille Venco, professore ordinario di Medicina Interna e Direttore del Dipartimento di Medicina clinica, è curato dal Centro per la Diagnosi e la Terapia dell’Ipertensione coordinato dalla professoressa Annamaria Grandi, professore straordinario di Medicina interna presso l’Università dell’Insubria.

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Pubblicato il 01 Dicembre 2004
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