Storia locale in biblioteca a Busto
Aperta oggi, 4 dicembre, la sezione della Biblioteca Civica specificamente dedicata ai testi su Busto e le sue vicende passate
La Biblioteca Civica di piazza Vittorio Emanuele II a Busto
Arsizio possiede molti documenti sulla storia, la cultura, i monumenti, gli scrittori, gli usi e costumi della città nel tempo. Per valorizzare questo importante patrimonio si è
pensato di creare, all’interno della biblioteca, una sala apposita dove poter consultare
tranquillamente queste opere, inaugurata oggi alle 16.
Si tratta di oltre 500 tra libri
ed opuscoli che sono stati riclassificati per macroargomenti e collocati a
scaffale aperto.
All’interno della raccolta
vi sono opere significative quali la “Storia di Busto” di Pio Bondioli, “Busto
commemorando Enrico dell’Acqua” edito nel 1937, “Le industrie di Busto” di
Gianmarchi e i volumi editi dalla Ditta Giovanni Milani e nipoti e molte altre
opere che sarebbe impossibile elencare. Non mancano inoltre le ultime
pubblicazioni sia degli autori locali, che di Enti (prime tra tutte quelle
edite dall’Amministrazione Comunale) e di Associazioni locali: tutte opere che testimoniano del clima di un’epoca, quella in cui furono scritte.
Vi è poi la sezione
periodici con le riviste storiche più importanti quali l’Almanacco della
Famiglia Bustocca, la Rivista Bustese e il Tempio.
Oltre a queste opere, nella
sala di storia locale è disponibile per la consultazione (su prenotazione) la
parte più importante del Fondo dell’Architetto del liberty Silvio Gambini, che
ha vissuto e lavorato a Busto nei primi decenni del Novecento. Si tratta di
progetti e disegni tecnici (poco più di 1.600 fogli singoli suddivisi in
270 progetti) riferiti alle diverse costruzioni edificate principalmente in
Busto Arsizio e nelle attuali province di Varese e Milano, ma anche a Teramo (sua città natale), Firenze, Bologna,
Celle Ligure, Arona ed in Val Formazza; vi sono poi oltre 1.000 schizzi raffiguranti
prospetti di case, particolari decorativi, modelli di mobili e monumenti
funebri. Vi è infine, conservata in faldoni, tutta la documentazione d’ufficio
relativa ai singoli clienti, le fotografie delle ville edificate dal Gambini, i
carteggi personali e quelli dei rapporti di lavoro.
Un fondo molto prezioso che
viene spesso consultato e che ha portato qualche anno fa a uno studio molto
approfondito e alla stesura di una copiosa tesi di dottorato di Ricerca in
Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica presso l’Università di Firenze dal
titolo “Silvio Gambini dal Liberty al Futurismo”.
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