Crisi del Luinese: futuro roseo e presente incerto

Tutti d'accordo su cosa fare della nuova immensa area produttiva, ma la priorità è salvare ciò che già c'è

Per la crisi industriale del Luinese si intravede uno spiraglio, ma bisogna fare in fretta prima che altre realtà, oggi in crisi, chiudano definitivamente. Questo è quanto emerso dall’incontro sulla crisi industriale che si è tenuto questa mattina tra industria e artigianato, sindacati, Provincia e comune di Luino a Palazzo Serbelloni, sede municipale.

Praticamente tutti d’accordo sul da farsi per il futuro, grazie alla possibilità di avviare un incubatore per le imprese, vale a dire una struttura capace di offrire aiuti in termini di consulenza nei primi cinque anni di vita dell’impresa. Ma le difficoltà sull’immediato nell’affrontare la crisi delle varie realtà industriali attualmente presenti sul territorio, restano ancora molte.

Il confronto ha visto protagoniste tutte le principali sigle associazionistiche della provincia di Varese e molti sono stati gli interventi che hanno animato il dibattito che è ruotato intorno ai 180 mila metri quadrati di area produttiva previsti all’interno del neonato Piano di Inquadratamento, un nuovo strumento urbanistico più flessibile del piano regolatore e approvato di recente dalla giunta Mentasti.

Gianni Robustelli, dell’associazione Artigiani, ha proposto un piano per gli insediamenti produttivi da concertare insieme all’amministrazione comunale: «L’Associazione Artigiani da tempo collabora con le amministrazioni comunali per piani di insediamento produttivo – spiega Robustelli – e, con un adeguato supporto di servizi, è possibile realizzarlo anche a Luino».

La risposta di Gianni Mazzoleni (foto a sinistra) della CNA punta, invece, su un’indagine preliminare tra i 392 artigiani che operano nella zona: «Vanno sentite le aziende – dice Mazzoleni – , e va rilevato l’interesse delle imprese nell’area produttiva. L’incubatore va bene, c’è però il rischio che per la realizzazione dell’area industriale, visti i tempi di attuazione, non si potrà attingere ai fondi dell’Obiettivo 2».

Ma segli artigiani, in fin dei conti, tengono sul territorio (i dati di CNA parlano di un aumento del numero di imprese nel Luinese), a subire i contraccolpi maggiori sono gli industriali e Pierangelo Albini dell’Univa parla di difficile momento di congiuntura e di predominanza, nel Luinese, di imprese di piccola e media taglia come le uniche che possono sopravvivere: «La struttura artigianale o da media impresa è prevalente e va salvaguardata – dice Albini – la grande industria difficilmente potrà sovvertire questo trend».

Sempre dagli industriali l’attenzione viene spostata sull’importanza dei servizi: «L’area produttiva della piana di Voldomino, grazie alla sua ampiezza, dovrà puntare anche sui servizi all’impresa e, a quanto mi risulta, la presenza di una rete gas e una rete fognaria potrebbero fare la differenza in termini di attrattiva».
Franco Colombo dell’Api ha una visione più ottimistica del futuro e parla di un polo di attrazione che deve tener conto dell’incubatore di imprese: «Per avere successo il progetto deve presentarsi come qualcosa di innovativo che sia indipendente a livello energetico, per esempio grazie all’energia geotermica, deve rispettare l’ambiente circostante e deve essere dotato di servizi efficienti e funzionali».

La conclusione è affidata ai sindacati con Flavio Nossa della Cgil che, dopo aver elogiato i discorsi sino a quel punto fatti, riporta il timone della situazione sul presente: «I discorsi fatti possono essere valutati positivamente ma il lato negativo dell’incontro di stamattina è senz’altro il non aver affrontato le questioni più contingenti e gravi che si stanno trascinando da mesi e che vedono molte industrie della zona in grave difficoltà. Cosa fare per evitare di arrivare al punto che non ci sia più un settore industriale da rilanciare?»

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Pubblicato il 18 Gennaio 2005
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