Il Papa: «Giornalisti, lavorate per unire i popoli»
In tutto il mondo il 24 gennaio è la festa di San Francesco di Sales, il Santo patrono degli operatori della comunicazione
«La mia preghiera chiede che gli uomini e le donne dei media facciano la loro parte per abbattere il muro di ostilità che divide il nostro mondo, muro che separa popoli e nazioni alimentando l’incomprensione e la sfiducia; affinché sappiano utilizzare le risorse a loro disposizione per consolidare i vincoli di amicizia e di amore»: è questo l’invito lanciato oggi da Giovanni Paolo II ai giornalisti e a tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione e contenuto nel messaggio del Papa per la trentanovesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 5 maggio prossimo, ma diffuso oggi, ricorrenza in cui si ricorda San Francesco di Sales, il Santo patrono dei giornalisti.
Nel suo messaggio il Santo Padre ricorda «che le parole hanno un potere straordinario e possono unire i popoli o dividerli, creando legami di amicizia o provocando ostilità».
«Questo – prosegue il Papa nella sua nota – è valido non solo per le parole pronunciate da una persona nei confronti di un’altra: lo stesso concetto si applica anche alla comunicazione, a qualsiasi livello essa avvenga. Le moderne tecnologie hanno a loro disposizione possibilità senza precedenti per operare il bene, per diffondere la verità e per promuovere l’armonia e la riconciliazione. Eppure, il loro cattivo uso può fare un male incalcolabile, dando origine all’incomprensione, al pregiudizio e addirittura al conflitto».
Le immagini in particolare, scrive ancora Giovanni Paolo II, hanno il potere di trasmettere impressioni durevoli e di sviluppare determinati comportamenti, insegnando alla gente come considerare i membri di altri gruppi e nazioni, «influenzando sottilmente se considerarli amici o nemici, alleati o potenziali avversari». Per questo, sottolinea il Papa, «i responsabili dello stile e dei contenuti di quanto viene comunicato hanno il serio dovere di assicurare che questo non avvenga. Anzi, i media hanno un potenziale enorme per promuovere la pace e costruire ponti di dialogo tra i popoli, rompendo il ciclo fatale di violenza, rappresaglia e nuova violenza, oggi così diffuso».
Un principio etico che dovrebbe essere sempre ben chiaro a chi opera nel mondo nell’informazione: «La persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale di altre persone».
Prima di tutto, dunque, i comunicatori stessi devono mettere in pratica nella propria vita i valori e i comportamenti che sono chiamati a insegnare agli altri. «In particolare, questo richiede un impegno autentico per il bene comune – ricorda il santo Padre – un bene che non è confinato nei limitati interessi di un determinato gruppo o di una nazione, ma che abbraccia i bisogni e gli interessi di tutti, il bene dell’intera famiglia umana».
I comunicatori, conclude Giovanni Paolo II, «hanno l’opportunità di promuovere una vera cultura della vita prendendo loro stessi le distanze dall’attuale cospirazione a danno della vita e trasmettendo la verità sul valore e la dignità di ogni persona umana».
(da Misna.org)
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