Mentasti: «Non possiamo opporci al rito islamico»
Il sindaco, sommerso di e-mail animaliste, impugna la legge che permette la macellazione islamica in ambienti a norma
«Ci risiamo». Alza gli occhi al cielo il sindaco di Luino Gianercole Mentasti a dieci giorni dall’Eid-el adha, il giorno del sacrificio caro alla religione islamica. A Luino infatti, come accade da alcuni anni, convergono decine di famiglie musulmane da tutta la provincia e dalla vicina Svizzera che eseguono il rito della macellazione islamica. Il rito prevede l’uccisione senza stordimento dell’animale – un montone – che muore per dissanguamento. Il tutto avviene al macello comunale di via Don Folli, uno degli ultimi rimasti in provincia di Varese.
«Gli animalisti hanno già sommerso di e-mail la mia casella di posta elettronica – commenta sconsolato – e la richiesta da parte del Imam della moschea di Varese per utilizzare la nostra struttura è già stata inoltrata. Per legge non possiamo opporci».
La legge a cui fa riferimento il sindaco parla chiaro ed è il decreto legislativo del settembre 1998 n° 333 che all’articolo 2 dichiara la possibilità di effettuare macellazioni di tipo religioso solo in strutture pubbliche a norma sotto la supervisione dell’Asl.
«Gli animalisti devono capirlo», conclude Mentasti. Il veterinario dell’Asl Giancarlo De Bernardi ha già fatto sapere che anche quest’anno darà l’autorizzazione, in quanto spetta a lui, per effettuare il tradizionale rito una volta accertate tutte le condizioni di legge. Ma un’ombra aleggia sul 21 gennaio, infatti il comandante della Polizia Locale Giuseppe Zanoletti ricorda che al macello di via Don Folli dovranno essere eseguiti lavori di manutenzione non rimandabili anche se non si sa quando questi avranno inizio e fine. E’ possibile che il macello sia chiuso proprio quel giorno?
«Non credo ma se lo fosse andrebbe trovata comunque una soluzione alternativa – commenta Zanoletti – perchè non possiamo lasciare che lo facciano in casa o all’aperto dato che alcune parti di animale vanno sequestrate come la testa e altri tagli, come indicano normative regionali ben precise».
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