«Non dimentichiamo Angelo Pegoraro, detto il “Falco»

A 60 anni dall'omicidio fascista del partigiano Pegoraro, il comitato cittadino dei Comunisti Italiani ricorda "Falco"

Riceviamo e pubblichiamo

60 anni sono passati da quel 16 gennaio 1945. A Cascinetta, sulla soglia di casa, sotto gli occhi esterrefatti della Madre, Angelo Pegoraro (nome di battaglia Falco) veniva assassinato dalla sbirraglia fascista. Un episodio come “tanti altri” in quel periodo in cui la caccia al ”rosso e al ribelle” era la priorità essenziale di un regime che ormai volgeva verso la fine e che, “coscientemente”, intravedeva nel movimento comunista il nemico da battere per la propria sopravvivenza. L’assassinio di “Falco” rientrava nell’ottica che occorresse colpire la punta di diamante del movimento operaio e comunista per indebolire la risposta di massa al regime fascista. Le SAP che operavano nella zona, organizzando scioperi e proteste di massa nelle Fabbriche, erano una spina nel fianco ed è per questo motivo che tutti coloro che ne facevano parte o che si sospettava potessero farne parte venivano passati per le armi senza neppure tentare di imbastire un “regolare” processo. Non si può dimenticare il contributo essenziale alla Liberazione del Paese dato allora dai salariati in lotta delle fabbriche (dalla Caproni, alla Tosi fino ad arrivare alla Ercole Comerio, non possiamo dimenticare le deportazioni nei campi di concentramento di intere commissioni interne) né si può prescindere dal carattere largamente unitario della Resistenza che unì comunisti, socialisti, laici e cattolici, né va sottovalutata la funzione del lavoro come fondamento del vivere sociale, soprattutto oggi, in tempi nei quali il lavoro viene umiliato dall’attuale governo e milioni di lavoratori sono diventati invisibili per la politica, le premesse del governo Berlusconi non lasciano dubbi sulle sue intenzioni di fare pagare la crisi economica, da lui voluta per la difesa dei suoi interessi personali, ai lavoratori, ai cittadini e alle masse popolari.

Ricorre quest’anno il 60° anniversario della vittoria della Lotta di Liberazione sul nazifascismo e sulla cacciata dell’invasore tedesco, ed è compito di ogni antifascista e di ogni sincero democratico far sì che le speranze di allora, le motivazioni, gli ideali di libertà e giustizia che animarono coloro che combatterono per un Italia migliore e il sacrificio di compagni come “Falco” non siano stati vani.  Esiste nel nostro Paese il pericolo sempre più pressante e incombente del revisionismo storico, che ancora oggi persevera su scelte e linee politiche sbagliate e pericolose: dai reiterati attacchi alla Resistenza, a partire dall’accettazione della lettura di destra del dramma delle foibe, all’equiparazione dei fattori degenerativi dei sistemi dell’Est europeo con i genocidi del nazismo, alla condanna senza appello del regime cubano, e non per ultimo l’attacco diretto all’ANPI, con il taglio del 55% dei fondi all’Associazione proprio in occasione della preparazione dei calendari per le commemorazioni del 60° anniversario della vittoria sul nazifascismo, è vergognoso che una Repubblica nata dalla Resistenza tagli i fondi per la Resistenza e contemporaneamente riconosca il ruolo dei repubblichini di Salò fino ad arrivare al riconoscimento di una pensione a chi in quegli anni era Carnefice. 

Occorre, nella sinistra e nelle forze democratiche, una visione generale alternativa al sistema economico dominante e ai suoi valori, in questa direzione deve andare il nostro appello anche soprattutto all’interno della GAD e delle forze democratiche e antifasciste per sconfiggere questi tentativi reiterati e mandare a casa questo governo che sta facendo disastri all’economia, e alla democrazia nel nostro Paese.

I comunisti Italiani di Gallarate ribadiscono la necessità di contrastare il ” revisionismo storico”, anche a livello locale (in provincia di Varese non manca il Pansa della situazione che si erge a paladino delle verità con l’obiettivo di “togliere la Resistenza dal piedistallo” e riabilitare le figure di vecchi gerarchi fascisti facendoli passare per nostalgici ma coerenti “eroi”) che tende a cancellare e a mistificare la memoria storica, mettendo sullo stesso piano i nostri morti con quelli fascisti, le vittime con i carnefici, Angelo Pegoraro con il suo carnefice Crosta, tutto ciò in nome di una “riappacificazione” che vedrebbe il carnefice riabilitato e la vittima condannata perché “ha esagerato nel condannare il regime “o semplicemente perché la pensava in modo diverso”.

Ricordare oggi la figura di “Falco” (ribadiamo, è così che a noi piace ricordarlo, con il suo nome di battaglia, come lo hanno sempre ricordato gli amici e i compagni) ha per noi Comunisti italiani un significato particolare legato non solo alla memoria storica ma anche agli insegnamenti e allo spirito che adesso come allora anima quella voglia di libertà, giustizia, uguaglianza, pace e fraternità che lega tutti popoli oppressi che lottano per un mondo diverso e migliore. Chi come Angelo Pegoraro “Falco”, ha combattuto e ha dato la sua vita per la Libertà, la Giustizia, la Democrazia e per un a società migliore ha diritto di non essere dimenticato.

Per la segreteria cittadina dei Comunisti Italiani

Piero Osvaldo Bossi

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Pubblicato il 14 Gennaio 2005
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