“Io parlo con le slot machine”: quando il gioco diviene malattia
Da Boragno si discute delle nuove dipendenze con la testimonianza di Telefono Amico
Il gioco d’azzardo, emergenza sociale in piena ascesa, sarà al centro del dibattito di "Io parlo con la slot machine: quando il gioco d’azzardo ci espone al rischio", previsto per martedì15 febbraio alle 21 presso la Galleria Boragno (via Milano, 4, Busto Arsizio). Si tratta del secondo appuntamento sui quattro, aperti e gratuiti, previsti nell’ambito del progetto “Pronto Territorio” di Enaip e Telefono Amico e dedicato al tema della solitudine e delle nuove dipendenze.
Il tema del gioco d’azzardo è tristemente dibattuto in questi giorni, complice il 53 che proprio non voleva saperne di uscire sulla ruota di Venezia; molte famiglie sono finite sul lastrico per essersi fatte prendere troppo la mano dal gioco. Quando questo totalizza i pensieri e monopolizza la giornata, finendo per prosciugare anche le risorse economiche – perchè al gioco non si vince mai davvero, e quel che si vince lo si riperde in un attimo – si trasforma in angoscia. Di questo comportamento compulsivo ed autolesionistico parla Maria Antonietta Ferrario, presidente del Telefono Amico di Busto Arsizio, che opera da diversi anni accogliendo, ascoltando, comprendendo innumerevoli sfoghi, confidenze, racconti di anonimi ad anonimi, gli sfoghi e le angosce di chi, giocatori o familiari, si trova in questa situazione.
Ferrario ammette che la situazione è molto seria: «Per giovani e non il problema del gioco patologico sta assumendo proporzioni allarmanti, mai avrei pensato che questo vizio diventasse un flagello più temibile del fumo, dell’alcool, della droga».
Soli in mezzo alla folla, e forzati, per riempire quel vuoto insostenibile, a compiere rituali ed attività ossessive. È questo il destino di un numero impressionante di persone, ben superiore a quello che si pensa comunemente, anche da parte degli stessi psicologi. «La solitudine sembra un elemento costante della nostra realtà» osserva Ferrario. «Essa conosce diversi gradi, dalla lieve inquietudine che tutti prima o poi conosciamo fino alle più serie problematiche psicologiche e psichiatriche». In questo quadro di difficoltà, quella che Telefono Amico esplica a Busto Arsizio tramite i suoi 35 volontari è un’azione di ascolto e sostegno preziosa, anche se non certo risolutiva. «La gente ci chiama perchè si sente sola, perchè qualcuno che anonimamente, senza un impegno relazionale e senza mettersi in gioco, la ascolti». Una sorta di "confessione laica" via telefono, insomma. «La solitudine è fatta di molti rimpianti, e spesso la si soffre anche in coppia, o in famiglia, per le troppe cose non dette» racconta la presidente.
Relatrice dell’incontro sul gioco d’azzardo sarà la psicologa Daniela Capitanucci, coautrice del saggio “Il gioco d’azzardo tra normalità e patologia”. Dopo il successo di pubblico riscontrato nel primo incontro, tenutosi il 3 febbraio scorso sul tema "sesso e solitudine" con la partecipazione della sessuologa Laura Testa (nota al pubblico giovanile tramite la trasmissione di Mtv "Loveline"), i due dibattiti conclusivi del ciclo di incontri, previsti per il 28 febbraio ed il 14 marzo sempre preso la galleria Boragno, tratteranno rispettivamente dei segreti in famiglia – le "cose non dette", fonte di rancori e sofferenze che improntano di sé un’intera esistenza – e della dipendenza da telefonino. «Sembra incredibile, ma si riesce ad essere soli anche al cellulare, senza riuscire a stabilire una vera comunicazione, quando si parla e si scrive solo per riempire un vuoto interiore» spiega Maria Antonietta Ferrario.
Il progetto "Pronto territorio" è patrocinato dal Comune di Busto Arsizio e finanziato dalla Regione Lombardia attraverso la Legge Regionale sul Volontariato (L.R. 22/93).
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