Dialogare fra donne per non arretrare
Un incontro promosso da Ossigeno onlus per parlare di questione femminile tra diritti e politica
In un incontro promosso dall’associazione Ossigeno onlus, quatto donne hanno raccontato la loro esperienza di impegno in politica per fare il punto sul rapporto fra donne, diritti e politica.
Un legame debole si direbbe a giudicare dai dati forniti. I manager donna nel settore pubblico sono solo il 4 per cento, nel privato scendono al 3,5. In politica, solo 2 ministri su 24, 71 deputati su 635, 25 senatori su oltre 300 sono donne. Nell’Italia del 2005 sembra essere ancora la sfera famigliare quella che occupa di più la vita delle donne, che per la loro attività di cura sacrificano anche il proprio lavoro. Solo il 40 per cento è occupata e spesso il secondo foglio costa la rinuncia a questa attività.
L’incontro di venerdì sera a Villa Tovaglieri è stato organizzato da Ossigeno onlus, associazione nata tre anni fa dalla collaborazione fra la bustocca Nuccia Cavalieri ed il deputato dei Comunisti Italiani Katia Bellillo, presidente di Ossigeno. «L’articolo 3 della costituzione è la base fondante della nostra associazione. Orienta la sua azione contro ogni tipo di discriminazione» hanno affermato le due organizzatrici.
Presenti alla serata come relatrici e testimoni della propria esperienza, il sindaco di Castellanza Maria Grazia Ponti, il vicepresidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità Marina Cavallini, il segretario generale della Cgil di Varese Ivana Brunato e l’onorevole Bellillo.
«La possibilità di diventare sindaco mi è stata offerta inaspettatamente- racconta Ponti -, ma il desiderio di fare qualcosa per la mia comunità era così forte che ho deciso di rimboccarmi le maniche e buttarmi. Non è facile essere donna in un contesto tipicamente maschile e le donne incontrano grandi difficoltà soprattutto nel conciliare casa e lavoro. Credo però che noi abbiamo una marcia in più, una determinazione più ferma rispetto agli uomini. Quando abbiamo un obiettivo, lo sentiamo come un dovere, l’uomo come potere».
La Commissione per le Pari Opportunità è attiva in Regione dal 2002 (era stata creata nel 1998, ma dopo alcuni problemi interni era stata chiusa) ed è nata come un gruppo di 12 esperti che valutino dal punto di vista delle Pari opportunità i disegni di legge proposti dal consiglio regionale. «Le donne hanno più problemi degli uomini nel fare squadra, nel creare una lobby gerarchica – spiega Cavallini – ma quando sono unite riescono a dare vita a progetti importanti. Soprattutto sanno creare reti di conoscenze e relazioni. L’ostacolo è che sono in poche, e in pochi è difficile farsi sentire».
«Nei cento anni di vita della Cgil, è emblematico notare che sono il primo segretario donna – dice Brunato -. Occuparsi di associazioni complesse come questa è faticoso, perché c’è sia un versante interno sia uno esterno che ha a che fare con la rete di relazioni che bisogna costruirsi. Ma ci sono ancora troppe poche donne ai vertici e la sensazione è che quello che abbiamo ottenuto, grazie alle lotte di questi ultimi trent’anni, sia lontano dalle ragazze di oggi. Con il mercato del lavoro che si sta costruendo, si stanno in realtà riproponendo fenomeni di discriminazione. Abbiamo fatti molti passi in avanti, ma bisogna essere capaci di non arretrare».
E proprio la sensazione di un ritorno al passato è quella che accomuna queste quattro donne, tutte già attive ai tempi delle contestazioni degli anni 60 e 70.
«Avevamo grandi obiettivi – dice Belillo – e siamo riuscite a smantellare la società patriarcale e a ottenere il controllo del nostro corpo. Ora viviamo in una società che attua costantemente una cultura discriminatoria, fatta sia di piccoli gesti che di interventi grossi. Viene meno il diritto fondamentale di ogni persona, il lavoro e le giovani donne, più penalizzate, si vedono costrette a “ritornare a casa”. Lavorare in politica è faticoso, richiede energie fisiche, risorse economiche e tempo. E il tempo è quello che manca alle donne. Bisogna anche abbandonare l’idea che le donne siano tutte uguali e non vedere la donna solo come donna-madre, ma difendere i suoi diritti in quanto donna. Bisogna ricominciare a lottare per i nostri diritti, fermandoci, ascoltandoci e discutendo soprattutto con le giovani donne».
A fine serata, come gesto di sensibilizzazione verso il mondo delle donne e in particolare verso Ingrid Betancourt, imprigionata da tre anni in Colombia, è stata consegnata al sindaco Ponti la richiesta di insignirla della cittadinanza onoraria, iniziativa già avviata da alcuni comuni italiani fra cui Roma.
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