«Giù le mani dalla formazione professionale»
Operatori del settore e sindacati insieme all'Enaip per discutere della caotica situazione degli ultimi anni
Quello della formazione professionale è uno dei settori che negli ultimi anni hanno subito i cambiamenti più drastici, in particolare per impulso della Regione, che ha concesso accreditamenti "a pioggia" gonfiando il numero degli enti di formazione da meno di 400 a circa 1800. E gli effetti si fanno sentire: la coperta, in termini di allievi e soprattutto di finanziamenti, sta diventando corta per tutti.
Sindacati ed enti di settore "storici" come Enaip stanno cercando di tenere sotto controllo la situazione, in cui diviene sempre più difficile verificare le credenziali di un così altro numero di centri di formazione professionale. Già il 14 dicembre scorso i lavoratori del settore hanno scioperato, manifestando di fronte al Pirellone; ieri, all’Enaip di Busto Arsizio, i rappresentanti locali dei formatori e i sindacati si sono riuniti «per tenere alta l’attenzione e non lasciare che il periodo elettorale "addormenti" la questione», come ha detto Marco Pozzi, sindacalista e docente Enaip. La riunione verteva sul documento regionale unitario dal titolo "Il sistema di formazione professionale della Lombardia sta andando in frantumi: non possiamo restare a guardare", firmato dalle segreterie Flc-Cgil, Cisl-Scuola e Uil-Scuola.
Nel documento si accusa la Regione di aver «sperperato» negli ultimi cinque anni il 90% delle risorse a sua disposizione, qualcosa come un miliardo e mezzo di euro, in finanziamenti "a pioggia", con il risultato di prosciugare le proprie casse, il tutto mentre il bilancio del settore dal ’95 ad oggi si è ridotto da 100 a 80 milioni di euro l’anno. «Senza fondi si avrà tra l’altro una discriminazione di fatto ai danni dei giovani che vorrebbero intraprendere l’obbligo formativo (DDIF, Diritto Dovere Istruzione Formazione) e che invece o dovranno pagarselo presso enti accreditati, o saranno dirottati nel sistema scolastico superiore» denunciano i sindacati. Ma ciò che soprattutto picca sindacati ed esponenti di istituzioni "storiche" del settore è la pletora di nuovi enti di formazioni che prolifera in modo incontrollabile. Urge dunque, secondo i sindacati, un nuovo e più serio sistema d’accreditamento di enti di formazione che, tra l’altro, rispettino i contratti di lavoro e le qualifiche richieste a chi insegna; ma anche una nuova legge-quadro regionale in materia, per fare chiarezza, e un aumento del bilancio del settore.
Umberto Colombo, per la Camera del Lavoro, ha commentato a margine della riunione: «Occorre che i lavoratori, una volta formati, abbiano delle prospettive che oggi la precarietà istituzionalizzata nega loro. Con la Provincia e gli imprenditori ci riuniamo nella Commissione provinciale tripartita Lavoro-Istruzione-Formazione, ma questo serve a poco se la Regione continua ad accentrare la gestione dei fondi per scopi di potere. Se la magistratura è intervenuta in questo campo, vuol dire che qualcosa di strano c’è nel modo in cui il Pirellone elargisce il denaro agli enti di formazione – e soprattutto a quelli "amici". Da un lato, dunque, ci si allontana dalle vere esigenze del territorio; dall’altro l’esplosione del numero di enti accreditati danneggia chi in questo settore ha lavorato con competenza per decenni».
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