Partecipazione e indifferenza, le due facce di Laveno

Dopo la manifestazione di sabato scorso, con oltre mille persone che hanno sfilato per le vie del paese resta un interrogativo, tra l’indifferenza e la rabbia di molti: cosa manca tra i giovani di vent’anni?

Non è facile dire quello che manca a Laveno, come a Varese, come a Milano, fra i giovani di 20 anni. C’è chi parla di partecipazione, come Pamela, 26 anni, attiva con diverse amiche e amici nell’attività di volontariato, e che ha un lavoro e la sera esce per insegnare ballo o musica a chi ha voglia di stare con gli altri. Pamela fa parte del gruppo Arcadia attivo da anni in attività sociali: «Manca sicuramente il collante sociale a tenere assieme i giovani di Laveno. Tra molti ventenni manca la voglia di stare assieme e di costruire un futuro con gli altri. Trovo che qualcosa non vada per il verso giusto». (sopra: la folla al funerale di Davide Musci)

E poi c’è chi la pensa diversamente, come Dettoni, lo storico rivenditore di pantaloni del centro, il “Buco”. «A Laveno ci sono decine di associazioni, c’è una delle biblioteche più fornite della provincia, ci sono oltre 2000 posti auto: è mai possibile che si venga a parlare di disagio giovanile, in un posto così?».
Eppure sabato scorso erano oltre mille le persone sfilate per le vie del paese in un corteo colorato, che nulla aveva di funereo. Più che il funerale di un giovane è stato l’urlo lanciato dalla famiglia di Davide Musci, morto in uno stupido incidente stradale, a far muovere persone che Davide non lo conoscevano neppure: «non bisogna avere paura della paura, di quella paura che tiene a casa la sera, anche se quel che sta attorno fa schifo, che tiene a casa invece di uscire a creare progetti, alternative, assemblee, iniziative solidarietà».
Ma che cosa è rimasto a Laveno di tutto questo, da sabato scorso? Poco, parlando con la gente, nei negozi e per strada. Il problema del disagio giovanile sembra esistere solo per alcuni, per chi si dà da fare nel volontariato, ad esempio. Ma negli altri casi? «Così come è stata pensata, la manifestazione è sembrata più simile ad una parata politica che ad una commemorazione» spiega un giovane commerciante con attività nella zona dell’imbarcadero. «Rimane un profondo dispiacere per il ragazzo che ha perso la vita, quello è sicuro. E resta anche un dubbio: come mai non si è saputo nulla sul conto di chi occupava la macchina che ha causato lo scontro?». «L’iniziativa di sabato scorso in ricordo di Davide è stata letta da molti come una manifestazione di parte – afferma Maurizio, titolare di Fotospeed – . In più credo che, come è sempre accaduto, esistono giovani che non recepiscono l’educazione che viene loro impartita».
Le voci sulle persone che stavano sulla panda che ha investito quella dove stava Davide, in realtà, ci sono. E parlano di giovani appartenenti a famiglie della Laveno “bene”. È proprio questo che fa ancor di più arrabbiare il collega di Maurizio, Rossano: «Le teste calde ci sono sempre state – afferma – peccato che le persone che stavano su quella macchina sono state viste in giro come niente fosse la sera dopo. È questo che più di tutto fa arrabbiare. Sul disagio, diciamocelo: se hai voglia di partecipare e farti una vita interessante le occasioni qui non ti mancano».
«Mi pare di capire però che il significato della manifestazione organizzata sabato sia stato compreso solo da quelle persone che hanno preso parte al corteo. Alcune avevano le sue stesse idee, altre no, ma tutti erano accomunati da uno spirito di partecipazione. Per gli altri, che hanno solo visto sfilare il corteo, non è cambiato nulla» esclama un altro giovane, che sta per cedere la storica edicola affacciata sul porticciolo. Difficile però capire se il disagio giovanile è davvero così diffuso in paese. «Non vivo a Laveno, non so cosa passi per la testa dei giovani e dei meno giovani. Di certo ci sono persone, e Davide era una di queste, capaci di vivere la realtà della città e intenzionate a costruire qualcosa di buono. Ma non voglio e non sono in grado di generalizzare, né nel bene, né nel male».

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Pubblicato il 01 Marzo 2005
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