Irap, che fare?
Tra promesse di sgravi futuri e pagamenti attuali, CNA chiede chiarezza
Dopo la ventilata, futura soppressione dell’IRAP, l’imposta sulle attività produttive, i contribuenti sono disorientati sul comportamento da tenere in sede di versamento del saldo dell’anno 2004 e dell’acconto 2005 nel prossimo giugno/luglio: pagare o no?
«La tesi più diffusa sembra essere quella che stabilisce di versare quanto dovuto e poi chiedere il rimborso – spiega Gianni Mazzoleni, Segretario provinciale della CNA di Varese – ma la CNA, sulla base dell’ipotizzata soppressione dell’Irap sin dal 2006, e considerato il probabile giudizio negativo della Corte di Giustizia Europea, chiede che il passaggio avvenga senza aggravi per le imprese, sia sotto il profilo sostanziale sia dal punto di vista procedurale».
«Il superamento dell’IRAP – continua Mazzoleni – può e deve diventare, anzi, in questa fase particolarmente difficile, un’occasione per ridurre l’imposizione sulla produzione. E comunque, in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia europea sulla legittimità dell’IRAP, dal momento che i tempi di decisione della Corte non sono facilmente prevedibili, l’Associazione chiede che ai contribuenti tenuti al pagamento dell’IRAP sia assicurato, da parte del Governo e dell’amministrazione finanziaria, che i versamenti a saldo per l’esercizio 2004, ma ancor più l’acconto per il 2005, possano essere portati tempestivamente in compensazione di altri tributi e contributi dovuti. Oppure dei tributi che dovessero essere introdotti in sostituzione dell’IRAP».
Misura quest’ultima altamente probabile, visto che – in caso di pronunciamento a sfavore dell’IRAP da parte della Corte di Giustizia – il fisco italiano non può certo permettersi di abbandonare il gettito di quest’imposta che porta annualmente nelle asfittiche casse dello Stato 33 miliardi di euro, dei quali 24 miliardi e mezzo circa a carico delle imprese e lavoratori autonomi.
«E comunque, qualsiasi imposta sostitutiva dovrebbe prevedere misure di riduzione o di esonero per le imprese artigiane e le micro imprese, magari sulla base degli stessi criteri usati a suo tempo per esonerare dal pagamento della vecchia ILOR gli stessi soggetti. – ha continuato Mazzoleni – .
Né va dimenticato che l’IRAP è un tributo che, di fatto, serve a finanziare la sanità nelle Regioni. E in caso di sua soppressione, le risorse alle Regioni dovrebbero comunque essere assicurate non introducendo o aumentando i contributi sanitari regionali, ma disponendo per loro una quota parte dei tributi sui consumi, come l’Iva e le imposte sui carburanti; per altro, le premesse per conferire alle Regioni la quota parte di Iva di loro competenza sono già state poste con un provvedimento legislativo che impone alle imprese di distinguere distintamente per Regione l’Iva incassata sui beni e i servizi ceduti ai consumatori finali »
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