Procreazione assistita, il dibattito è aperto
Sala colma a Villa Recalcati per uno dei primi confronti sul referendum del 13 giugno
Manca solo poco più di un mese al 12 giugno, la data del referendum che chiederà ai cittadini di esprimere un voto favorevole o contrario alla modifica della legge che regola la “procreazione medicalmente assistita”, ma gli elettori dalle idee chiare sembrano essere davvero pochi.
Attorno a questa materia non si risparmiano infatti dubbi e perplessità: quali sono le norme che la regolano? È vero che la disciplina in vigore ostacola la ricerca? Fino a che punto si possono spingere la scienza ed il progresso?
“Procreazione assistita: molto si dice e poco si conosce” è il titolo del convegno che si è svolto nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 9 maggio, nella sala convegni di Villa Recalcati.
Una tavola rotonda, organizzata dall’associazione Soroptimist, che ha visto studiosi ed esperti confrontarsi sugli aspetti più attuali di questa, materia così complessa e delicata.
Sala colma e alta l’attenzione dei partecipanti al dibattito.
Dopo un’introduzione curata da Giuseppe Armocida, ordinario di Storia della Medicina all’Università dell’Insubria, che passando da protagonisti storici come Aristotele, Tommaso d’Aquino e Pio IX, ha ripercorso i difficili rapporti che nel corso della storia hanno animato i conflitti tra medicina e religione, il dibattito è entrato nel vivo della materia.
«Fino al 2004 l’Italia era uno dei paesi meno regolamentati in materia di procreazione assistita – ha osservato Pier Francesco Bolis, ordinario di ginecologia dell’Università dell’Insubria – la legge attualmente in vigore richiede dei presupposti precisi, come ad esempio la certificazione della sterilità della coppia ed inoltre vieta la sperimentazione sugli embrioni».
Favorevole al mantenimento dell’attuale disciplina anche il senatore Flavio Tredese: «La mancanza di una regolamentazione in Italia aveva permesso il sorgere di un vero e proprio mercato legato alla fecondazione assistita. La legge è stata resa necessaria dall’esigenza di fissare regole e vincoli precisi come l’obbligo dei medici di fornire informazioni precise e l’accurata tutela giuridica del nascituro».
«Non è stato possibile affrontare un dibattito parlamentare sui quesiti più ambigui dalla legge – ha commentato invece il senatore Antonio Del Pennino, favorevole all’abrogazione di alcuni articoli della disciplina del 2004 .
Tra le richieste dei sostenitori del referendum, è stata sottolineata soprattutto l’importanza dell’eliminazione del divieto di sperimentazione sugli embrioni, necessaria per poter utilizzare le cellule staminali nella cura di alcune malattie come il diabete, il morbo di parkinson o le sclerosi e del divieto di creare in vitro al massimo 3 embrioni e l’obbligo di impiantarli contemporaneamente senza considerarne l’opportunità nel singolo caso.
Decisamente contrario al referendum si è invece espresso Don Luca Violoni: «Anche se l’embrione non è ancora una persona merita ugualmente di essere trattato come tale. Se l’uomo ne impedisce il libero sviluppo ne compromette la possibilità di crescere e di diventare persona.»
«Tutti sono favorevoli alla ricerca di nuove cure per guarire malattie come il diabete o il parkinson – ha aggiunto Don Luca – esiste però anche la possibilità di utilizzare cellule adulte e non necessariamente embrionali. Quanto può essere terapeutica una cura che per nascere deve distruggere?».
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Dormiva in un bivacco nel bosco a Tradate con oltre 100 dosi di droga ma viene assolto dall’accusa di spaccio
Bustocco-71 su Auto perde il controllo e sfonda un cancello in via Vanetti a Varese
Felice su Tagli alla Electrolux, sciopero anche a Solaro dopo il piano dell’azienda che annuncia 1.700 esuberi
mtn su Zanzi critica le scelte dell'amministrazione per il parco di Biumo: “Non è riqualificazione, è distruzione”
Felice su Nuovo livello del Lago Maggiore, protestano albergatori e gestori di spiagge
Felice su La bici vale miliardi: sei percorsi ciclabili attraversano la provincia di Varese






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.