Cantieri privati e pubblici doveri, dove sta il confine?

Ne discutono con Varesenews tre esponenti della società civile bustese, Gilberto Squizzato, Francesca Boragno e Rudy Collini.

Sulla questione del connubio politica-edilizia, dopo aver dato voce al parere di chi negli ultimi tre anni ha osservato l’operato dell’amministrazione Rosa dai banchi dell’opposizione, Varesenews ha coinvolto anche alcuni esponenti della società civile bustese, non coinvolti direttamente nella bagarre politica.

Il primo personaggio interpellato su questo tema è Gilberto Squizzato, giornalista e regista bustese, autore di documentari e fiction per la Rai. «Va detto che; al di là della singola vicenda, in Italia vi sono molti professionisti che, pur non ricoprendo cariche pubbliche, vincono appalti e concorsi o sono “infilati” in consigli d’amministrazione e simili organi per le loro tessere di partito e le loro conoscenze. Sono almeno cinquant’anni che va avanti così. Un tempo vigeva il sistema per cui chi era di Varese riceveva incarichi a Saronno, chi era di Saronno a Busto Arsizio, e così via». Una mano lava l’altra, dunque, come ai bei tempi prima di Tangentopoli? È lecito chiederselo, ed è lecito chiedersi dove finisca un problema etico, diciamo così, fine a se stesso, e dove cominci una questione legale. «Se sia legittimo o no che un Sindaco, una volta eletto, continui a mantenere incarichi che aveva assunto in precedenza non spetta a me dirlo, ma alla magistratura» afferma Squizzato. «Io sotto questo profilo non ho nulla da dire. Se è vero che prima della consultazione elettorale dei candidati a Sindaco avevano promesso di recedere dai propri incarichi professionali in caso di elezione, allora si porrebbe un problema di etica politica, sul quale i cittadini dovrebbero pronunciarsi». Tale giudizio ovviamente coincide con le elezioni, nelle quali «gli elettori devono valutare trasparenza e coerenza dei comportamenti di chi li ha amministrati». Su queste basi, Squizzato riflette: «Per questi motivi a mio parere svolge bene il proprio lavoro l’organo di informazione che non si limita a raccontare la cronaca, ma documenta anche la memoria storica di un territorio, andando se necessario a verificare la coerenza tra le dichiarazioni e gli atti degli amministratori pubblici».

Francesca Boragno, titolare dell’omonima libreria nel centro cittadino, non si scompone più di tanto per il polverone sollevato… dai cantieri del Sindaco e , da buona commerciante, bada al sodo. «È di pubblico dominio che in città molte sono le opere di edilizia in cui sono coinvolti non solo il Sindaco, ma anche il suo nuovo vice, Giovanni Battista Gallazzi. Ed è parimenti noto a tutti che negli ultimi anni l’edilizia ha avuto un vero boom. Prima, invece, per molti anni a Busto c’è stata stagnazione in fatto di lavori pubblici e privati». Insomma: dall’immobilismo all’immobiliarismo… «Il fatto che molti dei cantieri attualmente attivi siano riconducibili al Sindaco è in sé deprecabile» riconosce Boragno. Ma il contesto della città, relativamente alla possibilità di eseguire lavori, è molto mutato negli ultimi tempi. «Per 80 anni noi della famiglia Boragno (una vera “dinastia” di librai, ndr) abbiamo occupato da affittuari del Comune un edificio d’angolo di piazza San Giovanni sul quale oggi sta eseguendo lavori la ditta del Sindaco insieme al vicesindaco (vedi foto). Quindici anni fa fummo costretti a spostarci, trovando nuova sede qui a poca distanza in via Milano. I lavori di ristrutturazione di quello stabile dovevano partire subito, invece si è dovuta attendere l’amministrazione attuale perché qualcosa si muovesse». Ma tutto questo attivismo cementizio non nuocerà alla città? «È da vedere. Soprattutto qui nel centro storico si richiede omogeneità negli interventi, che non possono essere indiscriminati. Un centro storico è bello, è frequentato e “rende” anche a noi commercianti quando viene sì abbellito con l’arredo urbano – e lo si è fatto – ma usando rispetto per la sua storia e la sua tradizione architettonica ed ambientale».

Ancora più sfumata la posizione di Rudy Collini, presidente dei commercianti del centro. «Per noi le preoccupazioni, più che ordine politico, sono di ordine tecnico ed estetico. Cantieri aperti alla vista del pubblico in pieno centro storico non sono una bella cosa per chi passa, basterebbe un telo a coprirli. Per il resto è importante che nell’eseguire lavori edili si tuteli il bene della città». Sui conflitti d’interesse Collini non si esprime. «Ora, è vero che Rosa è coinvolto in molti lavori, ma credo che non stia a noi giudicare nel merito della vicenda. Semmai ciò che più ci preme è che venga tutelato l’interesse della città in termini di rapidità e qualità anche estetica dei lavori. Qui abbiamo vaste zone del centro storico ancora degradate e fatiscenti, che necessitano di ristrutturazioni radicali: e parliamo di zone oggi abbandonate che domani potrebbero essere di grande pregio».

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Pubblicato il 06 Giugno 2005
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