Crisi Mastini: le reazioni di tifosi, addetti e giocatori
Ruberti (Gioventù giallonera), Borghi (settore giovanile) e Salvatore Sorrenti si interrogano sul futuro della squadra
Sorpresa, delusione, sconforto. Ma anche la volontà di non darsi per vinti. Questi i sentimenti dominanti dopo la notizia del disimpegno della famiglia Colombo dal mondo dell’hockey varesino. Una notizia che era stata in parte ipotizzata ma che ha riguardato a sorpresa anche la gestione del palaghiaccio, spiazzando così lo stesso Comune ed accentuando le difficoltà per chi eventualmente volesse subentrare ai Colombo nel club di hockey.
«Purtroppo, in quest’ultimo periodo, i sintomi di un disimpegno erano sempre più evidenti» spiega Gigi Ruberti, uno dei responsabili della "Gioventù Giallonera", lo storico club di tifosi che da oltre vent’anni segue i Mastini sulle piste italiane ed europee. «Eppure fino ad un mese fa la famiglia Colombo, per la precisione Massimiliano, era in contatto con noi: alla Gioventù (circa 130 tesserati in questa stagione ndr) era stato chiesto di dare una mano alla società per gestire il marketing e avvicinare sponsor locali. Il nostro direttivo, insieme ad altri amici, si è mosso in questa direzione ed è anche riuscito ad aprire la strada per alcuni sponsor da affiancare a Shimano. Nonostante ciò però nell’ultimo mese la società non si è più fatta sentire ed ora abbiamo appreso di questa decisione». La Gioventù Giallonera proverà comunque a trovare una via alternativa ai Colombo. «Torneremo a riunirci, per capire se sarà possibile coinvolgere qualche altro soggetto. Noi avevamo già parlato anche con alcuni giocatori per capire se erano intenzionati a restare a Varese, magari riducendo un po’ l’ingaggio. Proveremo a far fruttare questi nostri contatti per non far morire la passione per l’hockey, ma è chiaro che i tifosi da soli non possono gestire una squadra di serie A».
Chi da ieri sera non smette di fare e ricevere telefonate è anche Claudio Borghi, responsabile del settore giovanile giallonero (nella foto un allenamento), anch’egli sorpreso dal "tutti a casa" della Shimano. «Ho parlato poco prima dell’incontro in Comune con Massimiliano Colombo, e non mi aspettavo questa decisione. Ci è stato comunicato che la famiglia Colombo metterà comunque a disposizione delle giovanili una somma di denaro per proseguire nell’attività, importante ma non sufficiente a coprire i costi. Il fatto che venga ceduta anche la gestione del ghiaccio rischia però di far lievitare il budget: finora non pagavamo l’affitto del PalAlbani ma con un amministratore "esterno" probabilmente dovremo farlo». Borghi comunque vuole rassicurare ragazzi, genitori e tifosi sul fatto che Varese manterrà un’attività giovanile. «Faremo di tutto per proseguire, anche se dovremo "ricostruire" una struttura societaria: fino ad oggi infatti i dirigenti delle giovanili si occupavano solo della gestione "diretta" delle squadre, non della parte burocratica. Inizieremo stilando una previsione di bilancio, poi vedremo come organizzarci. Certo che se la decisione dei Colombo fosse arrivata un po’ prima avremmo avuto più tempo per muoverci: ora siamo costretti a fare tutto con la massima fretta».
A conferma della sorpresa generata dall’addio dei Colombo arrivano anche le parole di Salvatore Sorrenti (nella foto), uno dei giocatori varesini in forza ai Mastini. «A noi non è ancora stato comunicato nulla di ufficiale. Ci era stato detto che ieri si sarebbe tenuto un incontro tra società e Comune per parlare del palaghiaccio. Ma per quanto riguarda il nostro gruppo, di atleti varesini (Sorrenti, Silva, Merzario e Toletti), ci era anche stata comunicata la volontà di proseguire con la Serie A, pur con il nodo-palaghiaccio da risolvere. Ora non so che dire: qualche voce che circola parla di persone interessate a rilevare l’attività, ma si tratta appunto di "spifferi". Speriamo in bene, ma io finché non partirò per il ritiro e la preparazione non crederò alle ilazioni. Certo che – conclude Salvatore con amarezza – queste cose in Alto Adige non succedono. Ho giocato lì per quattro anni, ed i contratti li ho sempre firmati con mesi di anticipo. Questo a Varese non capita mai».
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