Da Solbiate a Kabul anche “giornalisti in mimetica”

L'ufficio pubbliche informazioni del comando Nato di Solbiate Olona avrà compiti delicatissimi nel Paese asiatico, martoriato da decenni di guerra

Centinaia di uomini e donne si stanno preparando a partire per l’Afghanistan con la missione del Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida Nato di Solbiate Olona, che assumerà in agosto il comando della missione di pace ISAF in gran parte del Paese (al sud opera la missione a guida americana Enduring Freedom, che ha compiti di combattimento e sta dando la caccia, fra gli altri, a Osama bin Laden e al mullah Omar, ndr). Lo sventurato paese asiatico ha avuto il dubbio privilegio di essere sottoposto prima ad una brutale dittatura comunista spalleggiata dall’Armata Rossa sovietica, quindi ad un regime sedicente "islamico", quello dei talebani, che è riuscito nell’impresa di far rimpiangere quello precedente.

Tra i militari in partenza da Solbiate Olona per Kabul ve ne sono alcuni la cui missione sarà quanto mai delicata, e tale, forse, da superare in difficoltà quella delle unità "da campo" che verranno poste agli ordini del comando guidato dal generale Del Vecchio. Parliamo degli ufficiali incaricati della gestione dei media. Agli ordini del tenente colonnello Riccardo Cristoni, l’ufficio pubbliche informazioni del comando di corpo d’armata di reazione rapida dovrà mantenere stretti contatti con la stampa italiana, afghana ed internazionale, compito delicatissimo data la profonda diversità di mentalità ed usi tra i fruitori delle notizie che l’ufficio dovrà distribuire.

Di questo impegnativo compito abbiamo parlato con il maggiore Carlo Salsotto, che vanta esperienze importanti e formative con le missioni Onu in Bosnia ed in Libano.
«Per specifica missione siamo stati preparati da chi ci ha preceduto, anche nel nostro specifico campo» racconta Salsotto. «Andrew North, corrispondente della BBC da Kabul, ci ha tenuto lezione sul panorama dei media in Afghanistan e sulla loro importanza relativa. È utile sapere, ad esempio, che il mezzo d’informazione più diffuso nel paese è la buona vecchia radio, non certo la televisione che in pochi possiedono».

Trattare con la stampa afghana o con quella italiana ed internazionale, poi, sarà complicato; non si possono offrire le notizie nello stesso modo, o con gli stessi toni, a chi è distante migliaia di chilometri e ad un popolo (meglio, una congerie di popoli) orgoglioso e fiero sottoposto a quella che è pur sempre percepita come un’occupazione straniera. Diplomazia e accortezza saranno d’obbligo saranno all’ordine del giorno, dunque. «Anche perchè il 18 settembre ci saranno le elezioni politiche per il Parlamento di Kabul, con oltre 5000 candidati da proteggere».

E una Costituzione secondo cui, in caso di scomparsa di un parlamentare, subentra subito il primo dei non eletti: in certe zone, un vero e proprio invito all’assassinio politico, con dozzine di clan e signori della guerra ancora in lotta per il potere. Infatti l’Afghanistan è ancora una pentola che ribolle sotto il coperchio: «dal nostro successo nel mantenere la pace sotto elezioni dipenderà molto, sarà l’esordio di una missione destinata a proseguire fino ad aprile 2006». E chi ben comincia è a metà dell’opera. «Non sarà facile, all’inizio» ammette Salsotto, «perchè subentreremo ai turchi, che hanno più facilità a relazionarsi con gli afghani grazie alla comune fede islamica. Speriamo di superare senza scossoni la prima fase, quella decisiva: sarà impegnativo, ma abbiamo fiducia».

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Pubblicato il 09 Giugno 2005
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